Mafia oggi. Dall’indignazione di Lumia a quella di Sonia Alfano

Riforme ai provvedimenti antimafia. “Per semplificare la pubblica amministrazione servono un governo e un ministro capaci di farlo. La proposta di abolire la certificazione antimafia e altre importanti certificazioni è delirante. Così si indebolirebbe ulteriormente il controllo di legalità in un settore, quello degli appalti pubblici, che fa gola alle mafie”.  Lo dichiara oggi il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, nell’ambito delle polemiche che prevedibilmente non tarderanno a crescere in forma ulteriore, a seguito delle modifiche alle attuali normative, che sono state ventilate periodicamente da più parti.

Sonia Alfano e le vittime della mafia. Ma vediamo il punto di vista di una che con la mafia, suo malgrado, convive ogni giorno, avendo fatto dell’argomento la sua ragione di vita per motivi che vanno dalla vita personale a quella civile. Sonia Alfano, europarlamentare e presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, che ha espresso le sue posizioni e parte della sua vita personale in un recente libro (“La Zona D’ombra. La lezione di mio padre ucciso dalla mafia e abbandonato dallo Stato”, Rizzoli editore), si indigna e dice la sua sulla situazione della lotta alla mafia in Italia. Le sue frequenti visite nelle carceri italiane, volte a far luce sui misteri nazionali, se le sono fruttate qualche simpatia ed un po’ di popolarità, le hanno anche attirato addosso l’antipatia e la diffidenza di più parti del mondo politico. “E’ ovvio – dice che non mi aspettassi di essere idolatrata dai detenuti al 41bis (articolo di legge che per antonomasia inquadra il regime da “carcere duro” che riguarda i condannati per reati di mafia, n.d.r.), Riina in primis, ma in realtà in occasione di quel colloquio con lui il boss manifestò disprezzo riferendosi genericamente ai ‘politici’. Sennonché, durante quell’incontro avvenne un fatto che ritengo ben più grave: Riina, come riportato perfino nelle relazioni della polizia penitenziaria, pronunciò parole eccessivamente affettuose nei confronti del direttore del carcere di Opera, peraltro presente, elogiandone l’umanità e aggiungendo che evidentemente il direttore aveva ereditato quei pregi dal padre, Vito Siciliano, anch’egli già direttore di istituti penitenziari e anch’egli già conosciuto e apprezzato dal capomafia. Di certo – sottolinea l’europarlamentare – un soggetto di questo calibro tutto può fare tranne che dirigere il carcere nel quale è ristretto Riina. Eppure, a rendere ancor più scandalosa la vicenda è il fatto che Giacinto Siciliano è da tempo stato rinviato a giudizio, insieme al magistrato Salvatore Leopardi, per imputazioni di gravità assoluta, che attestano suoi rapporti borderline con il Sisde, all’epoca in cui quel servizio segreto era diretto da quel Mario Mori che oggi è imputato a Palermo per favoreggiamento di Bernardo Provenzano. “Ecco”, afferma dunque perentoria Sonia Alfano. “Questo ritengo sia il vero scandalo”. E si sofferma a parlare di quelle sue visite presso le carceri: “Quanto alle mie visite alle strutture penitenziarie, so bene che a qualcuno, per ragioni inconfessabili, abbia dato fastidio, soprattutto allorché alcune circostanze che ho omesso di riferire nel libro (per ragioni di riserbo investigativo) ho provveduto a riferirle ufficialmente ai magistrati che indagano sulle deviazioni di Stato del 1992/93. Ma è proprio per questo che continuerò nell’impegno intrapreso e proseguirò nelle visite a tutte le strutture detentive riservate al 41bis”.

 

Sandra Korshenrich