MotoGP: Rossi-Ducati, NON separatevi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:09

MotoGp, avanti ancora – Caro Valentino Rossi, cari amici della Ducati, date retta: non separatevi. Non ora, non adesso. E’ vero, nessuno dei due ha mai provato così tanta frustrazione e fallibilità in carriera. Ogni week-end un pugno nello stomaco, una rabbia prima e pianto poi con le promesse di miglioramento rinviate sistematicamente alle gare, mesi, stagioni future. Ma chiudere il discorso già a fine 2011 sarebbe l’errore per eccellenza, quasi un regalo a tutti gli avversari che, per un motivo o per l’altro, sorridono nel vedere il numero 46 sgomitare per piccoli punti iridati mentre loro volano su tempi irraggiungibili. Per ora. Perchè le capacità umane e tecniche per tornare a far paura vi sono tutte, solo che sono dannatamente/drammaticamente nascoste.

Ovvie difficoltà – Non è giusto buttare al vento tutti i tentativi fatti durante questi mesi, i giorni di prova spesi a cercare un piccolo spiraglio di luce e le immense fatiche dei tecnici bolognesi nel far debuttare versioni riviste di una Gp11 troppo figlia del talento Casey. Non si può cancellare in pochi mesi un lavoro di una casa che, giustamente, si è concentrata per ben quattro anni su un pilota unico e particolare come Stoner. L’attuale Desmosedici chiede violenza e sovrasterzo mentre Rossi ama coccolare le sue creature, condurle in curva con precisione millimetrica senza strattoni o rabbia. Non bisogna perciò stupirsi dell’attuale incompatibilità tra pilota e mezzo. Mettiamola in conto come un fatto naturale, girando lo sguardo verso una categoria regina che si appresta a mutare col nome di Moto1, sospinta dal profondo suono dei motori 1000 di cilindrata. Ed è da qui che si deve scrivere la storia.

Cammino non concluso – L’impegno è massimo da parte di tutti. Rossi incassa con la forza del sorriso e spiega impressioni. Accanto Filippo Preziosi ascolta, serio e sicuro di avere assoluta libertà nelle scelte tecniche. Il marchio non lo ha voluto legare con tradizioni da rispettare, come dimostra la relatività facilità nel creare una Ducati con telaio “quasi tradizionale“, continuando una ricerca che non si è fermata, non si ferma e non si dovrà fermare. Tutti uniti nel desiderio di vittoria, in una nuova sfida coraggiosa appunto per le grandi difficoltà da superare. Se poi il 2012 avrà la stessa cupa tinta del presente allora sì, via libera ai litigi, allo sconforto e al divorzio. Con la testa che annuisce alla parola “fallimento“. Ma solo tra un anno però, perchè l’arbitro di fischi ne ha fatti due, non tre. In piedi quindi, cocciuti e quasi pazzi. La medicina subito è amara, ma dopo poco tempo guarisce il male. Basta avere la forza di aspettare e fidarsi.

Riccardo Cangini

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