Omicidio Meredith, oggi in aula le parti civili

E’ alle battute finali il processo per l’omicidio di Meredith Kercher, la ventiduenne inglese, in Italia per il progetto Erasmus, trovata morta il 1° novembre 2007 a Perugia, nell’abitazione che condivideva con altre studentesse. E’ ripreso questa mattina il processo di appello contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ritenuti responsabili, in concorso con Rudy Hermann Guede, già condannato a 16 anni di carcere, dell’omicidio della studentessa. Condannati in primo grado rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione, i due giovani sperano che il giudice della Corte d’Appello emetta una sentenza che li prosciolga da ogni accusa, soprattutto dopo che due delle prove emerse contro di loro, il coltello ritenuto l’arma del delitto ed il gancetto del reggiseno sul quale i Ris avevano isolato il dna dei due ragazzi, sono state grandemente sminuite grazie al lavoro dei consulenti della difesa.

In aula le parti civili – Oggi in aula sono previste le arringhe delle tre parti civili: i legali Francesco Maresca e Serena Perna per la famiglia Kercher, l’avvocato Carlo Pacelli per Patrick Lumumba, che era stato accusato da Amanda di essere il possibile assassino di Meredith, e Letizia Magnini per la proprietaria della casa del delitto. La prima a prendere la parola è stata proprio il legale della proprietaria della villetta di via della Pergola che ha denunciato come la cosiddetta «villetta degli orrori» che prima veniva affittata senza nessun problema, ora «non la vuole più nessuno». Per consentire alle parti civili di parlare, i due imputati sono stati fatti arretrare e fatti sedere in seconda fila. I fotografi hanno tentato di immortalarli con piu scatti del solito, ma l’avvocato Carlo Dalla Vedova ha detto loro: «Rispettate la privacy».

Il pg Manuela Comodi Intervistata dall’ANSA – Sabato la Procura Generale aveva chiesto la condanna all’ergastolo per entrambi gli imputati: in particolare il pg Manuela Comodi aveva sottolineato «il gigantesco e incrollabile quadro indiziario» nei confronti dei due imputati. E proprio oggi la dottoressa Comodi ha concesso un’intervista all’ANSA, rispondendo ad alcune domande sulla vicenda giudiziaria e sul suo intervento in aula:

Cosa si prova nel chiedere l’ergastolo per due giovani poco più che ventenni?

«Dal punto di vista umano una pena e un dispiacere enormi; dal punto di vista professionale la certezza di aver fatto fino in fondo il proprio dovere, chiedendo la punizione prevista dal codice per coloro che l’accusa ritiene gli assassini di Meredith Kercher».

Dopo le perizie sul Dna in molti sono convinti che l’accusa si sia fortemente indebolita.

«Ho detto ieri durante la requisitoria che, anche a prescindere dalle perizie genetiche, vi è un gigantesco, imponente e incrollabile quadro indiziario contro i due imputati. Ed anche una sentenza passata in giudicato, quella contro Rudy Guede».

Lei durante la requisitoria è stata durissima nei confronti dei «superperiti».

«Non discuto della competenze professionali. Ma in questa circostanza il procedimento, l’analisi e le conclusioni dei periti nominati dalla Corte non mi hanno convinto per nulla. Rispetto tutti, ma non necessariamente devo condividerne l’operato».

Secondo alcuni, lei nella requisitoria ha proposto una difesa d’ufficio del lavoro della polizia scientifica, sconfessato dai superperiti.

«Assolutamente no, la polizia scientifica non ha bisogno di difese. Ma, ribadisco, i superperiti non mi hanno convinto: ripeto, tuttavia, che – al di là delle perizie sul Dna e sulle diverse conclusioni dei periti genetico-forensi, sia di primo che di secondo grado – vi è un quadro indiziario imponente contro gli imputati».

Se per Raffaele Sollecito e Amanda Knox arrivasse una sentenza di assoluzione, lei come la prenderebbe?

«Contribuirei alla stesura del ricorso in Cassazione».

Francesca Theodosiu