Caso Tarantini: Giampi scarcerato e il premier possibile indagato

Poco prima di mezzanotte, il Tribunale del Riesame di Napoli ha sparigliato le carte del cosiddetto caso Tarantini, firmando un triplo colpo di scena. Primo: la scarcerazione dell’imprenditore barese, Giampaolo Tarantini, e di sua moglie, Nicla, già ai domiciliari. Secondo: il trasferimento dell’inchiesta alla Procura di Bari, ritenuta l’unica competente territorialmente. Terzo: il cambiamento della posizione di Silvio Berlusconi da parte lesa a possibile indagato. Il premier – secondo i giudici napoletani – avrebbe, infatti, indotto Tarantini a dire il falso.

Tarantini a casa – Una Camera di consiglio di 14 ore, al termine della quale il Tribunale del Riesame di Napoli ha finalmente deliberato la sua decisione. I giudici partenopei hanno acconsentito alla scarcerazione dell’imprenditore barese, Giampaolo Tarantini, che nella notte ha lasciato il carcere di Poggioreale per fare ritorno a casa. L’ordinanza cautelare è stata annullata anche per la moglie, Nicla, che da qualche tempo aveva ottenuto i domiciliari, mentre rimane confermata per Valter Lavitola, l’ex direttore dell‘Avanti! ancora latitante.

Né Napoli né Roma, ma Bari – Per conoscere il motivo alla base della clamorosa decisione (Tarantini era accusato di estorsione ai danni del premier) bisognerà aspettare le motivazioni del Tribunale, che verranno presumibilmente diffuse nelle prossime ore. Ma non è tutto perché a mettere nuovo pepe sull’intricata vicenda è stata anche la scelta della Procura competente. Il braccio di ferro tra Napoli e Roma potrebbe, infatti, risolversi in un nulla di fatto perché per i giudici partenopei l’unica Procura titolata a occuparsi del caso è quella di Bari.

Nuove ombre sul premier – Il motivo? E’ strettamente connesso all’altra “novità” decretata ieri notte dal Tribunale del Riesame di Napoli. Secondo i giudici, infatti, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sarebbe più parte lesa (presunta vittima delle estorsioni di Tarantini e Lavitola), ma potenziale indagato per induzione al mendacio perché avrebbe spinto l’imprenditore a dire il falso ai giudici. E poiché la prima (presunta) falsa testimonianza resa da Tarantini si sarebbe consumata davanti ai giudici di Bari, la Procura pugliese risulterebbe l’unica competente territorialmente a occuparsi del caso.

Maria Saporito