Di Pietro a braccetto con Berlusconi? Succede a Strasburgo

“Berlusconi se ne vada prima che ci scappi il morto”. Solo cinque giorni fa la dichiarazione incendiaria del leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro aveva indignato non solo il Popolo delle Libertà ma anche le opposizioni che avevano bollato le sue parole come “inopportune” e “irresponsabili”.
Il “Tonino nazionale” si era poi giustificato – rilanciando i suoi neri presagi – spiegando che la vera irresponsabilità andrebbe rintracciata in un esecutivo che con le sue politiche ha fatto sì che “la rivolta sociale sia ormai alle porte”.
Toni certo esagerati, probabilmente non consoni al contesto di grave difficoltà di tenuta del nostro Paese, ma che nel ragionamento di fondo rispecchierebbero l’opinione di larga parte delle realtà politiche e sindacali e della maggioranza della popolazione colpita dal “massacro sociale” agostano. Tutto chiaro, quindi: l’Italia dei Valori è in Parlamento il baluardo dell’opposizione sociale alle politiche del Governo; tutto chiaro se non fosse che l’Italia dei Valori in Parlamento (europeo) le norme colpevoli di portare “la rivolta sociale alle porte” sta per votarle d’amore e d’accordo con gli europidiellini.

Arriva il “Six Pack”, la svolta antidemocratica dell’Europa – Nella seduta di domani del Parlamento Europeo a Strasburgo è prevista la votazione di un pacchetto di sei norme per una nuova “governance europea”, elaborate – nel corso di una difficile mediazione fra i diversi stati dell’Unione – in seguito all’approvazione, nel giugno scorso, della versione definitiva dell’EuroPlus Pact.
L’approvazione del Six Pack comporterebbe: l’introduzione di un meccanismo di “stato di allerta” sui bilanci dei singoli stati, che prevederà l’adozione automatica da parte del Consiglio Europeo di sanzioni contro i Paesi dell’UE che facessero registrare nel tempo squilibri di bilancio; l’inserimento nel Patto di Stabilità Europeo di una norma che impone agli stati con un rapporto debito/pil superiore al 60% – che in Italia si attesta intorno al 120% – un rientro forzato annuale del 5% sulla parte eccedente il limite stabilito; la possibilità di una multa pari allo 0,2% del Pil per quelli stati nazionali con i conti non in regola che non si attenessero alle indicazioni della Commissione Europea o che non dovessero rispettare i vincoli di bilancio imposti dalle norme sopra esposte.
Un mix letale per la sovranità nazionale degli stati colpiti dalla crisi (Grecia e Italia in testa) che nei prossimi anni potrebbero vedersi costretti – per poter rimanere nell’area EURO e nell’Unione Europea – a varare sotto dettatura degli organismi a-democratici continentali provvedimenti di austerity sempre più restrittivi sul piano economico e sociale, senza che ai Parlamenti nazionali democraticamente eletti sia concessa alcuna possibilità di modificare quanto deciso a Bruxelles e Berlino dai tecnocrati del “finanzcapitalismo”.

Chi vota il via libera al “massacro sociale”? – Sul “Six Pack” che darebbe piena legittimità agli organismi dell’Unione Europea di scatenare una politica “lacrime e sangue” su tutto il continente, sarà incentrata la seduta di domani dell’EuroParlamento.
Ha annunciato voto contrario su tutti i sei pacchetti il gruppo della Sinistra Europea / GUE (rappresentanta in Italia dalla Federazione della Sinistra), cosiccome su almeno quattro dei sei provvedimenti si registrerà il parere negativo del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei (Partito Democratico e, in via ufficiosa, Sinistra Ecologia Libertà) e dei Verdi.
L’approvazione dei sei rapporti, quindi, dipenderà dal voto decisivo del gruppo dei conservatori (ERC, non rappresentato in Italia), mentre il voto favorevole all’insieme del “Six Pack” è stato assicurato dal Partito Popolare Europeo (Popolo delle Libertà, Futuro e Libertà e Unione di Centro) e dall’Alleanza dei Liberali (Italia dei Valori).

Così, mentre sulle televisioni nostrane Antonio Di Pietro sarà impegnato a scagliarsi contro il Governo reo di praticare un massacro sociale ai danni dei lavoratori che potrebbe “incendiare” il Paese, la pattuglia dei suoi cinque europarlamentari a Strasburgo sosterrà fianco a fianco con tutta la destra europea e italiana la sistematizzazione continentale delle politiche “lacrime e sangue”.
Potere della politica mediatica, dove a tutti è concesso di inveire contro tutti e tutto, sostenere il contrario dei propri proclami e rivendersi sul piccolo schermo come salvatore della Patria.

Mattia Nesti