In mostra a Padova il lungo viaggio del Simbolismo in Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:44

 Il Simbolismo approda in Italia dal primo ottobre con la grande mostra allestita a Palazzo Zabarella a Padova fino al 12 febbraio 2012. Un itinerario a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando l’inconscio irrompe nell’arte rivoluzionandola completamente con la scoperta di un mondo altro, affascinante, intrigante. Un movimento, il Simbolismo, che si estende velocemente su scala europea ma che nell’esposizione viene analizzato peculiarmente nella sua fondamentale avventura italiana, non senza proporre confronti oltre confine, con un occhio di riguardo all’ambito austriaco rappresentato da due straordinari capolavori, la “Giuditta – Salomè” di Gustav Klimt e “Il Peccato” di Franz von Stuck.

Articolazione della mostra – Otto le sezioni in cui si articola l’esposizione che apre il suo itinerario affiancando “Le due madri di Giovanni Segantini” e “Maternità” di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una sezione dedicata agli artisti italiani e stranieri che hanno partecipato direttamente all’avventura  simbolista, cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean More’as. Il percorso espositivo continua con opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, bagliori notturni, nebbie, variabilità atmosferiche specchio dei turbamenti psicologici. A prefazione di questo tema l’ “Isola dei morti” di Bocklin nella raffinata ed inedita versione di Otto Vermehren, affiancata dai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini. Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione,  con la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell’ ‘artista veggente’ che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l’uomo e la realtà circostante. E’ nella sezione dedicata al “bianco e nero”, con la nutrita produzione grafica degli anni fra Ottocento e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea. Spiccano in questa parte i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico, all’orrido. A chiudere la mostra la “Sala del Sogno” che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato la generazione simbolista, contribuendo ad alimentare quella poetica del piacere e dell’inquietudine illustrata dai due capolavori di Umberto Boccioni, “Il sogno (Paolo e Francesca) e “La sorella intenta a cucire”.

Valentina De Simone

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