Meredith, l’arringa della difesa di Amanda e Raffaele

E’ iniziata questa mattina presso il tribunale di Perugia l’arringa degli avvocati della difesa di Amanda Knox e Raffaele Sollecito sull’omicidio di Meredith Kercher, per il quale i due giovani sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione. La prima a prendere la parola è stata l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito insieme al collega Luca Maori, il cui intervento in aula è previsto nel pomeriggio. La Bongiorno ha iniziato la sua requisitoria sottolineando come l’attacco ai media, che da più parti sostengono l’innocenza di Amanda e Raffaele possa avere un effetto “boomerang”. «I media rispecchiano ciò che accade qui dentro e se parlano di innocenza, vuol dire che nel processo sono emerse delle prove di innocenza», ha detto l’avvocato, invitando i giudici non ad effettuare una valutazione riguardo la gravità dell’omicidio, ma a stabilire se davvero questo possa essere stato commesso dai due giovani: «Attenzione ai momenti processuali – queste le parole dell’avvocato – nessuno mette in discussione che è un efferato crimine. Il fatto è gravissimo, ma oggi dovete valutare se questi due ragazzi hanno ucciso. Non quanto è grave il fatto».

Nessun indizio contro Raffaele – L’avvocato Bongiorno ha poi sottolineato come nessun indizio a carico di Raffaele Sollecito sia stato riscontrato fino a questo momento, dal momento che anche i pochi elementi su cui faceva perno l’impianto accusatorio, sono stati smontati, o quantomeno sminuiti, dai consulenti di parte. «Nulla riguarda Raffaele Sollecito in questo delitto, i pochi indizi contro Amanda sono stati trasferiti anche su di lui. – ha sostenuto la Bongiorno – Tutti gli elementi erano su Amanda, ma Raffaele doveva essere inserito qui perchè aveva passato la notte con Amanda». Per l’avvocato, «Con il fidanzamento di solito si acquisisce una famiglia, Raffaele Sollecito ha acquisito un assassinio». «Se non fosse qui – ha continuato – si potrebbe ritenere processualmente inesistente». Per Bongiorno, i due ex fidanzati sono finiti in carcere, perchè «corrispondevano alla perfezione al movente individuato in quel momento». «Nella stanza del delitto non ci sono tracce nè di Amanda nè di Raffaele. Questa è la verità assoluta. C’è solo il Dna di Raffaele sul gancetto, elemento sgretolato dalla perizia – ha proseguito l’avvocato – Fuori non ci sono le tracce di cui vi ha parlato l’accusa. Tutte queste impronte (sul corridoio, ndr) per ammissione dei loro consulenti non sono utili per confronti positivi, ma solo ad escludere». «Io credo – ha detto ancora il legale – che un pm che arresta un ragazzo che per una cosa di questa gravità, lo deve o non lo deve interrogare? Invece, nessuno ha chiesto la nostra versione. I pm non hanno chiesto di interrogarlo in primo grado. Mi si può dire che potevo chiederlo io, no – ha concluso Bongiorno – io non dovevo togliere le castagne dal fuoco a nessuno».

Francesca Theodosiu