Alla Camera è il giorno di Romano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:04

Per il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, è arrivato il grande giorno. Quello della delicata votazione alla Camera sulla mozione di sfiducia presentata contro di lui da Pd e Idv. Un appuntamento quanto mai delicato, che potrebbe compromettere la stabilità della malferma maggioranza, per quanto le previsioni lascino presagire un “nulla di fatto”. Stando ai calcoli della vigilia, infatti, il ministro accusato di  concorso in associazione mafiosa dovrebbe spuntarla con 320 voti contrari (alla sfiducia) e 306 a favore.

Il giorno della sfiducia  – Sarà l’aula di Montecitorio a decidere oggi le sorti (politiche e giudiziarie) di Saverio Romano. Il ministro, sulla cui nomina anche Giorgio Napolitano aveva posto un parziale veto, sarà oggi protagonista assoluto del pomeriggio in Transatlantico, nel corso del quale tenterà di strappare, con il suo discorso, i voti degli ultimi indecisi. La mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti da Pd e Idv potrebbe, infatti, creare un po’ di subbuglio nella maggioranza, ma alla fine l’esecutivo dovrebbe uscirne indenne.

Deputati pro Romano – Calcolatrice alla mano, a votare a favore del ministro accusato di mafia (e quindi contro la sfiducia) saranno 217 deputati del Pdl, 59 della Lega e 29 di Popolo e Territorio. Non solo: nel gruppo Misto, il ministro potrà confidare sui voti di Grande Sud, il nuovo movimento capitanato da Gianfranco Miccichè, e degli ex finiani Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Luca Barbareschi. Senza considerare quelli di Mario Pepe, Calogero Mannino e Giuseppe Scalia. Una compagine di circa 320 deputati che dovrebbe riuscire a “salvare” il ministro.

Deputati contro – A votargli contro saranno, invece, i 206 esponenti del Pd alla Camera, i 25 di Fli, i 22 dell’Idv, i 35 dell’Udc, i 5 dell’Api, i 2 Liberaldemocratici, i 3 delle Minoranze linguistiche, i 4 di Mpa, Giorgio La Malfa, Giuseppe Giulietti, Francesco Nucara e Antonio Buonfiglio. Un “esercito” di 306 detrattori del ministro, che – salvo assenze clamorose e pesanti – non dovrebbero riuscire a far vacillare la poltrona del siciliano.

Crisi di coscienza in Aula – “Non temo il voto – ha commentato fino a ieri lo stesso Romano –  e non solo perché sono certo della tenuta della maggioranza. In Aula, quando avranno finito di ascoltarmi – ha affermato il ministro – tanti deputati dell’opposizione avranno una crisi di coscienza“.

Maria Saporito

 

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