Arabia Saudita: donna sorpresa alla guida, condannata a 10 frustate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:32

10 colpi di frusta. Una giovane donna saudita è stata condannata a subire 10 frustate per essersi  messa al volante nonostante il divieto in vigore nel regno. Shema, questo il suo nome,  era stata sorpresa alla guida lo scorso luglio a Gedda quando, in Arabia Saudita, iniziava a spirare il vento della contestazione popolare. Già a partire  dal mese di maggio, alcune attiviste saudite avevano lanciato la campagna Women2Drive per sfidare il bando che vietava alle donne di mettersi alla guida, riscuotendo un inaspettato seguito. A incoraggiare il movimento di protesta sarà stata, sicuramente, la cosiddetta “primavera arba”, vale a dire la spinta verso la democratizzazione che ha interessato in  un  primo momento il Nordafrica e, successivamente, i regni del Golfo.

La cyberg-protesta femminile. In questo contesto caratterizzato dalla voglia di cambiamento, le donne saudite si sono incontrate nelle comunità virtuali dei social network. Qui hanno raccontato di aver sfidato i veti del governo guidando nelle strade di città come Gedda, Khobar, Riad. Icona del web è diventata Manal Alsharif, che ha divulgato un video su  YouTube, in cui è al volante nelle strade di Khobar. La donna è stata arrestata e, in seguito rilasciata, solo dopo aver fatto le sue pubbliche scuse. Anche altre donne sono state fermate  perché sorprese alla guida; è il caso di un’altra giovane, Madeeha al-Ajroush, arrestata in questi giorni e, secondo quanto denunciato su Twitter da Mohammad Fahad al-Qahtani, presidente dell’associazione per i Diritti civili in Arabia Saudita, ancora trattenuta presso il commissariato di polizia.

Il cyberg-conservatorismo maschile. Alla protesta delle donne saudite sul web, hanno risposto i maschi del Regno che, sempre avvalendosi dei social network, hanno lanciato una contro campagna: la Campagna dell’Iqal. L’Iqal è la corda che gli uomini arabi usano per cingere il loro copricapo e che propongono di usare come mezzo di punizione per le donne ribelli. Coloro che osano guidare devono essere frustate con l’Iqal. Secondo il giornale algerino El Watan, lungo le strade di Riad e delle altre città del Paese, i maschi vanno in giro armati di questa corda.

Braccio di ferro tra donne e potere maschile. Nonostante la rigidità del governo e del mondo maschile, il “braccio di ferro” con le donne saudite continua. In Arabia le donne dipendono in tutto dal “sesso forte”; non possono lavorare, viaggiare e, persino curarsi, senza ricevere il permesso da parte di un uomo. La lotta per il diritto a guidare, in questo contesto,  non è fine a se stessa, ma è un simbolo di emancipazione per la donna. L’attivista al-Qahtani, raccontando di una manifestazione femminile che si è tenuta in questi giorni davanti alla sede del ministero della Pubblica Istruzione di Riad, ha denunciato che le manifestanti «sono state circondate dagli agenti della polizia che hanno minacciato di arrestarle». L’attivista ha detto anche che, «nonostante l’annuncio del re Abdullah circa la concessione del voto per le amministrative, vengono ancora violati i diritti delle donne nel regno saudita». Proprio in questi giorni infatti, il sovrano ha annunciato che a partire dal 2015 le donne potranno  votare e anche candidarsi in politica. Gli ultimi avvenimenti però, sembrano negare questa inversione di tendenza democratica in Arabia Saudita.

Giovanna Fraccalvieri

 

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