Melania, omicidio premeditato. Parolisi a Colle San Marco VIDEO

Una delle prime regole che viene insegnate alla spie americane è che, quando bisogna escogitare una menzogna, non è mai conveniente inventarla ex novo, ma è consigliabile modellarla sulla base di elementi reali che corrispondano ad una situazione verificatasi in passato. Questo espediente aiuterebbe a ricordare quanto affermato e a non tradirsi. Sembra proprio questo il dictat sul quale Salvatore Parolisi ha costruito il suo alibi per il pomeriggio del 18 aprile, giorno della scomparsa di sua moglie Melania Rea.

Il video di Colle San Marco -. Un video girato con un telefonino in data 10 aprile e consegnato agli inquirenti, trasmesso dalla trasmissione ‘Quarto Grado’, mostra Parolisi a Colle San Marco che spinge sull’altalena la figlia Vittoria, in occasione di una gita sul Pianoro insieme alla moglie e ad alcuni amici. Quello che fa trasalire è che la situazione rappresentata è esattamente identica a quella raccontata da Salvatore agli inquirenti, una settimana più tardi, tanto da dare l’impressione di ripercorrere, attraverso quelle immagini, gli istanti immediatamente precedenti alla scomparsa di Melania. Ma il particolare più inquietante è che, in quei fotogrammi, Salvatore presenta gli stessi abiti che aveva indosso quel tragico pomeriggio del 18 aprile. Una coincidenza? Può darsi, eppure gli investigatori si sono basati proprio su questa analogia, per arrivare alla determinazione secondo cui l’omicidio di Melania Rea sarebbe stato premeditato. Un déjà vu o un artificioso marchingegno ideato da Salvatore per allontanare da sé i sospetti? Eppure su quella maglietta e su quei pantaloncini i carabinieri dei Ris non hanno rilevato tracce di sangue, né elementi che possano indurre a pensare che Parolisi, semmai abbia commesso l’omicidio, li indossasse nel mentre.

Nessuna traccia sul telefonino – Nessuna traccia dell’uomo è stata rinvenuta neanche sul cellulare di Melania, trovato sul luogo del delitto accanto alla vittima. Sebbene questo elemento possa apparire come un indizio a favore del caporalmaggiore, la Procura sembra averlo inteso diversamente: secondo gli inquirenti, infatti, l’assenza di tracce di dna di Parolisi sull’apparecchio dimostrerebbe che l’uomo, nel commettere l’omicidio, indossava dei guanti. Una forzatura? In ogni caso il giallo sulla morte di Melania sembra, stranamente,diventare più complesso mano mano che si procede con le indagini, anzicché chiarire i propri contorni. Se da un lato, pur volendo giocare di fantasia, non si riesce ad individuare nessun altro possibile colpevole al di fuori di Salvatore, dall’altro appare inverosimile che un uomo così superficiale e capace di commettere un’infinità di imprudenze nel corso di questi cinque mesi, possa anche essere l’autore di un delitto (quasi) perfetto.

Francesca Theodosiu