Champions League, Milan-Viktoria Plzen 2-0: Ibra è tornato, cechi affondati

Milan-Viktoria Plzen 2-0 – Nella seconda partita del girone H di Champions League, il Milan batte per 2-0 i cechi del Viktoria Plzen, conquistando 3 punti fondamentali in ottica qualificazione. Succede tutto nel secondo tempo, quando Ibrahimovic e Cassano riescono a trovare, oltre ad un’ottima intesa, anche la concretezza che era mancata nella prima frazione di gara. Soddisfatto Massimiliano Allegri, intervistato da Sky Sport: “Era importante vincere, per i tre punti, per dare seguito al pari di Barcellona. Abbiamo fatto un match nel quale la squadra ha meritato la vittoria“.

Nulla di fatto – La prima metà di gara vede il Milan spingersi in avanti con buona continuità, ma gli ospiti ripartono bene e al 3′ portano un brivido ai tifosi rossoneri: Pilar dalla sinistra pesca Bakos che, tutto solo, colpisce di testa trovando uno strepitoso Abbiati. Il Milan si scuote e al 10′ cerca la rete con Cassano, ma Cech è bravo a respingere coi piedi la conclusione, forte ma centrale, del barese. Gli uomini di Allegri faticano a trovare spazi, ma premono: al 32′ e al 36′ Ibrahimovic ha la palla buona per il vantaggio, ma due splendidi interventi del portiere ceco salvano la porta del Viktoria. Pochi minuti prima dell’intervallo Kolar serve Horvat in area, ma la conlcusione del capitano esce di poco.

Intesa – Dopo 8 minuti della ripresa il Milan si vede assegnare un calcio di rigore: Ibrahimovic tenta di saltare Cisovsky con una magia, ma il difensore ceco devia di mano e per l’arbitro è massima punizione. Sul dischetto si presenta lo stesso Ibrahimovic, che spiazza Cech e sblocca il risultato. Il raddoppio rossonero è di grande classe: ottimo stop a seguire di Ibrahimovic che si libera di un uomo e serve a Cassano una palla splendida: il barese, solo davanti al portiere, lo supera con un delizioso pallonetto e fa 2-0. Al 37′ Duric non riesce a schiacciare un bel cross di Horvat, che due minuti più tardi mette un altro traversone sempre per Duric, ma anche questa volta la conclusione è imprecisa.

Alberto Ducci