Delitto di Novi Ligure, Erika: Mi manca mia madre e odio Omar

L’opinione pubblica li conobbe come se fossero un’unica entità, un binomio indissolubile di follia, creature siamesi vinte e soggiogate dalla crudeltà. Ma a distanza di dieci anni da quel drammatico 21 febbraio 2001, giorno in cui a Novi Ligure una madre e il suo bambino venivano massacrati a coltellate – furono più di novanta in totale – dalla figlia maggiore dal suo fidanzatino dell’epoca, Erika De Nardo e Omar Favaro, semplicemente Erika e Omar per la stampa, sono due individui che non hanno più nulla in comune se non un passato in carcere e una fedina penale macchiata da un orrendo delitto.
Se la prima uscirà dal carcere tra pochi mesi, il secondo già da un po’ è in libertà. Ma soprattutto tra i due i rapporti si sono conclusi e oggi Erika non riesce nemmeno più a pensare a quel fidanzatino che l’aiutò a compiere l’irreparabile, almeno a livello morale.

Mi manca la mamma – In un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, Erika, oggi ventisettenne, ha parlato di come sia cambiata nel corso di questi anni e di come non riesca ad accettare quanto commesso un decennio fa. E probabilmente non riuscirà mai a farlo, perché uccidere è un’azione che inevitabilmente segna, ma se la vittima è la propria madre allora non esistono parole per razionalizzare la propria colpa.
La ragazza ammette di avere profonde crisi d’ansia e di sentire la mancanza della madre e del fratellino. Uscita dal carcere sente di dover fare il grande passo verso il cimitero di Novi Ligure e quella – ne è cosciente – sarà una prova non facile da superare.
Di Omar, invece, non vuole più sentire parlare: a lui e all’abuso della cocaina addebita le proprie responsabilità nell’accaduto.
Erika, oramai donna, è senz’altro cambiata, ma con sé poterà sempre il fardello di un incubo che dieci anni fa la segnò per sempre.

S. O.