Di Pietro: Su Romano un voto di scambio in stile mafioso

Roma – La maggioranza salva il Ministro Romano con 315 voti. Insorge l’opposizione. Di Pietro: “Voto di scambio in stile mafioso”. Il Pd contro i Radicali, probabile espulsione dal partito.

Il voto su Romano –Non ci saranno sorprese”, aveva anticipato il leader della Lega Umberto Bossi. Ancor più chiaro il Ministro Maroni sempre della Lega: “No alla sfiducia”.
E infatti con i voti della maggioranza il Ministro Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, su cui anche il presidente Napolitano ha espresso i suoi dubbi riguardo la nomina, non è stato sfiduciato con 315 voti contro 294.

Di Pietro: “Voto di scambio” – Secondo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietroalla Camera, su Romano, ci si sta preparando ad un voto di scambio, così come si fa tra i mafiosi. Lui resta al governo e loro in cambio restano attaccati alle loro poltrone. Questa la chiamo collusione”, ha detto senza mezzi termini.
Evidentemente i consigli comunali o regionali si possono sciogliere per mafia, il consiglio dei ministri, no. Durante il suo intervento alla Camera definisce “codardo” il ministro Maroni perché assente.
Futuro e Libertà invece ha preferito attaccare il governo con la satira ripredendo una vignetta di Vauro, una parodia del Quarto Stato del pittore Pellizza da Volpedo cambiato in Patonza da Volpedo. Titolo della vignetta: “Il porno stato”.

Pd contro Radicali –
Il Partito Democratico si scaglia contro i Radicali dopo l’astensione. Si tratta di sei voti comunque non determinanti ma che comunque sollevano ulteriori difficoltà nei rapporti tra il Pd, che li ha ospitati e fatti eleggere nelle proprie liste nel 2008, e il gruppo pannelliano.
Il comportamento dei radicali è incomprensibile, intollerabile e non era stato nemmeno preannunciato. Già nel pomeriggio i radicali avevano votato in difformità dal gruppo sul ddl per le professioni mediche. Se il Pd decide l’espulsione dei radicali dà prova che il giustizialismo viene portato alle estreme conseguenze“, ha spiegato Franceschini.

Matteo Oliviero