Melania, il racconto di uno dei conduttori dei cani molecolari: Tracce a Colle

Il giallo di Ripe di Civitella continua ad attendere i propri capitoli finali. La soluzione e le risposte ai tanti perché che contornano una vicenda che si protrae da cinque mesi.
Di seguito riportiamo il contenuto dei verbali inerenti la deposizione fatta da uno dei conduttori dei cani molecolari che sondarono la zona di Colle San Marco, poche ore dopo la denuncia della scomparsa di Melania Rea, la donna che sarebbe stata ritrovata senza vita quarantotto ore dopo a Ripe di Civitella.

Il verbale – “Sono arrivato a San Marco intorno alle 21, ho chiesto di andare a prelevare del campione di odore presso l’abitazione di Rea Carmela e sono stato accompagnato da una sua amica della quale ora non ricordo il nome. Era una sua vicina di casa. Se non vado errato era la vicina che abita proprio nello stesso pianerottolo della famiglia Parolisi. Questa donna è salita sul mio mezzo e, insieme, siamo scesi a Folignano. La posta dell’appartamento di melania era aperta; dentro c’era altra gente tra cui personale dei carabinieri o della polizia (stavano controllando un computer posto su un tavolino nei pressi dell’ingresso). Mi sono fatto indicare dall’amica dove avrei potuto trovare degli oggetti idonei al prelevamento degli odori; intendo dire “puliti”, non lavati, ma semplicemente non inquinati da odori di altre persone.

Mi sono fatto indicare dove avrei trovato le scarpe di Melania. Mi hanno fatto entrare nella camera dove c’era un letto matrimoniale e, di fronte, un armadio a più ante. Nell’anta verso destra, in basso, ho trovato più paia di scarpe: una era una scarpa bassa tipo sportiva e l’altra una scarpa con tacco alto tipo stivale. Ho fatto il prelievo con garze sterili, indossando guanti sterili in lattice di tipo chirurgico; quindi ho fatto quattro campioni di odore per ogni scarpa.

I singoli campioni sono stati inseriti in apposite buste di plastica trasparenti sigillabili con chiusura a grip. Dato che noi siamo abituati a raccogliere più campioni d’odore per poter far fronte a ricerche prolungate nel tempo, decisi di vedere se fosse possibile reperire altri odori. Nella stanza da bagno non ho trovato nulla in quanto non c’erano oggetti compatibili con la qualità che stavo cercando. Ricordo di aver trovato una scatola di trucchi da dove ho prelevato un rimmel ed un lucidalabbra che ho provveduto a campionare con lo stesso identico metodo. Non sapendo quanto tempo sarebbero durate le ricerche avevo provveduto a chiudere in maniera idonea anche la scatola dove avevo prelevato predetti oggetti in previsione di poterne utilizzare altri. Questa scatola è rimasta poi inutilizzata (e comunque conservata lì dentro casa). Ho preso le sei buste e, uscendo, ho mostrato a tutti i presenti (che ora non so indicare) le varie buste. Sempre in compagnia dell’amica di Melania che mi aveva accompagnato lì, sono tornato a San marco per iniziare le operazioni di ricerca. Queste sono iniziate alle 22.20/22.30 circa. Mi sono fatto indicare dal personale in servizio presso la “base operativa” (che si occupa della raccolta delle informazioni) dove si trovasse l’ultimo punto in cui era stata vista per l’ultima volta Melania e da lì sono partito.

Mi era stata indicata la zona delle altalene del parco giochi. Da lì ho messo in pista il cane dopo avergli dato l’odore. Ho utilizzato la garza impregnata dagli odori prelevati da una delle scarpe. Prima di fargli annusare gli odori, come previsto, ho fatto compiere al cane un cosiddetto 360°, cioè un giro più o meno ampio affinché, da solo, sentisse gli odori diffusi nell’ambiente. Subito dopo questo giro, che nel caso specifico riguardava la zona limitrofa alle altalene ed allo scivolo, ho fatto annusare a Piergiorgio la garza. Ho posizionato il cane con il muso rivolto verso i cespugli (ciò per evitare di condizionarlo in qualche modo circa la direzione da prendere) e, tenendolo sempre al guinzaglio, gli ho dato il comando di “cerca”. Piergiorgio si è “odorato” brevemente attorno ed ha subito puntato verso la strada che dal chioschetto bar conduce verso il Monumento dei Caduti. Piergiorgio ha valutato brevemente ogni accesso agli spazi circostanzi senza però accedervi.
Raggiunta la strada provinciale (che scende poi verso la città di ascoli) si è prima rivolto verso la nostra sinistra per effettuare un controllo, girando poi immediatamente verso destra per rivolgersi appunto verso il Monumento dei caduti. Lì, dopo un ulteriore controllo delle tracce, si è concentrato nella zona retrostante il monumento da dove partiva un sentiero che conduce verso la parte alta”.

Abbiamo poi proseguito per circa 20/30 metri ma poi, vista l’orografia del terreno, ho deciso di fermare il cane in quanto non c’erano più le condizioni di sicurezza per proseguire. I due tecnici del soccorso che mi accompagnavano imboccavano a piedi il sentiero e salivano. Io mettevo il cane in “stand-by”, ripercorrevo a ritroso la strada fatta e, arrivando a circa 30 o 40 metri dal punto di partenza, ponevo il cane con il muso rivolto verso la siepe posta sulla sinistra e gli davo il comando “lavora”. Il cane ripercorreva la stessa strada di prima fino ad arrivare al Monumento dei Caduti. Fatto ciò mettevo il cane momentaneamente a riposo… Da lì rientravo alla “base operativa” e riponevo il cane nel mio automezzo.
Attendevo il ritorno dei miei due colleghi che mi descrivevano lo stato dei luoghi nella parte alta dietro il Monumento dei caduti dove sbucava il sentiero.
Mi raccontavano che la zona era raggiungibile con i mezzi gommati e quindi si decideva di fare una verifica con il Bildhound. Non ricordo con esattezza a che ora abbiamo fatto questa ulteriore verifica, ma sicuramente era già trascorsa la mezzanotte. Ci siamo spostati dalla “base operativa” con il mio furgone insieme ad alcuni carabinieri che ci accompagnavano con i loro mezzi… Provvedevo quindi a rimettere il cane in pista, usando un altro odore (sempre prelevato dalle scarpe di Melania), e gli davo il “cerca”.

Allora, spiego brevemente un particolare: c’è differenza tra i comandi “cerca” e “lavora”; il primo serve a far memorizzare il cane un odore; il secondo, invece, a fargli trovare l’odore memorizzato. Il cane si dirigeva quindi nei pressi di una roulotte semicoperta da un telone in plastica posizionata sul lato sinistro della strada (salendo) nei pressi di un allargamento della stessa e poco al di sotto di questa.
Lì il cane dimostrava un forte interesse per l’interno della roulotte dove, però, non venivano riscontrate oggettive tracce né di animale né di altro. Tutte le persone che si trovavano con me (carabinieri ed altri soccorritori) hanno verificato cosa ci fosse all’interno della roulotte, intorno e sotto la stessa. Preciso che il telone copriva parzialmente la roulotte e che questo era tenuto da una corda lenta che circondava la stessa. A quel punto rimettevo il cane nel furgone e rientravo alla “base operativa”… fino alle ore 13,30 circa del giorno successivo.
A quest’ora tutto il pianoro era invaso oltre che da tutti i mezzi di ricerca e soccorso, anche da giornalisti, tv, ecc. Approfittando di un momento di tranquillità nella zona, riprendevo il cane, mi recavo nella zona delle altalene, compivo il 360°, davo un nuovo odore al cane (un’altra garza impregnata dall’odore delle scarpe) e davo il comando al cane. Il cane ricompiva lo stesso percorso del giorno precedente, arrivando fino a dietro al Monumento dei Caduti… La mia attività con Piergiorgio si concludeva lì.