La confusione di Berlusconi: “Da Napolitano, attacco a freddo”. Ma non era una difesa?

Nell’Italia allo sbando nulla deve più stupire.
Siamo un Paese che continua ad accettare di essere governato da qualcuno che dichiara di equiparare il proprio ruolo alla stessa stregua di un passatempo, dove i festini a luci rosse, organizzati usando come contropartite promesse di successo e incarichi istituzionali, prendono il posto dei consigli dei ministri e non perché – come qualcuno pretestuosamente vuole far credere – la stampa e l’opinione pubblica si nutrano di voyeurismo, ma perché davvero se non si parlasse di questo, probabilmente non si parlerebbe di nient’altro.
Il governo Berlusconi è impantanato in una crisi politica, sociale e culturale, ancor prima che economica, da cui difficilmente ne verrà fuori e così, nell’attesa e speranza che i tempi cambino, non resta che redigere cronache dell’assurdo come quelle riguardanti i rimbrotti provenienti dal Premier e rivolti contro il capo dello Stato colpevole di, udite udite, difendere l’unità d’Italia, la Costituzione e, se permettete, la democrazia.

Attacchi e difese – Nell’Italia sottosopra, dove le laureate cedono il posto alle Terry De Nicolò, capita anche di confondere i concetti di difesa e attacco, e questo non per una sorta di visione ‘zemaniana’, mutuata dal calcio per essere riversata nella politica.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, negli scorsi giorni, ha ricordato ad alcuni esponenti della Lega Nord che in Italia vige una Costituzione e che appellarsi alla tanto inflazionata ‘volontà poporale‘ – puntualmente citata a discrezione del politicante di turno, per poi essere dimenticata quando si parla di proteste e scollamento tra casta e cittadini – è soltanto un esercizio di retorica, peraltro viziato da una ignoranza non da poco, visto quanto recita l’articolo 1 dell’ordinamento.
In poche parole dal Quirinale è partito più che un monito, un invito a ripassare la lezione: l’Italia non può essere divisa a pezzettini per via democratica. A meno che i Padani – ci piacerebbe per una volta capire a chi ci si riferisce con questa espressione – non decidano di imbracciare forconi e fucili; ma allora sarebbe quantomeno auspicabile, da parte dei parlamentari del Carroccio, la presentazione collettiva delle dimissioni da tutte le cariche afferenti alla Repubblica italiana.
Insomma, per una volta, potrebbero anche accettare di rinunciare alla comoda poltrona per inseguire i propri ideali. Tranne che, in questo caso specifico, visto che siamo nell’Italia alla rovescia – dove però di svolta non se ne vede mai una – la confusione non stia proprio nell’individuare quali siano gli ideali e quali i mezzi per raggiungerli: perché poi viene anche il dubbio che gli esponenti della Lega Nord facciano periodicamente affidamento al mito della secessione, per far fronte a una povertà di contenuti che altrimenti emergerebbe in maniera lapalissiana.

Il premier Sproposito – In una cornice del genere, è chiaro che non potesse mancare l’uscita fuori luogo del presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, a quanto pare, ha parlato di “attacco a freddo” da parte del Colle, facendo riferimento alla precarietà – concetto, questo, che ci permettiamo di immaginare che gran parte degli italiani conoscano meglio dell’ideatore del bunga bunga – del momento storico e politico.
Insomma il pensiero del Premier, che oramai pare relazionarsi al proprio ruolo istituzionale nello stesso modo in cui lo fa quando ha a che fare con le proprie aziende oppure come quando organizza i propri personali baccanali, sembra chiaro: va bene che esiste l’Italia e pure la Costituzione, va bene che bisogna rispettarla almeno fino a quando non si riesce a creare qualche leggina che gli conceda di non farlo, ma Napolitano doveva ricordarlo proprio adesso?
Comunista, e pure secchione.

Simone Olivelli