Bruciati ulivi in Cisgiordania: i palestinesi accusano i coloni

L’incendio. Circa 200 alberi sono andati distrutti in seguito a un violento incendio oggi in un uliveto del villaggio palestinese di Huwara (Nablus, Cisgiordania). Secondo gli abitanti del posto si è trattato di un incendio doloso, appiccato dai coloni residenti nel vicino insediamento ebraico di Yitzhar. I palestinesi ritengono che questo sia solo l’ultimo di una serie di attacchi da parte dei coloni; risale appena a due giorni fa infatti,  la distruzione, attribuita sempre ai coloni, delle infrastrutture idriche del vicino villaggio di Madama.

Altre devastazioni. Questi però, sono solo due episodi recenti. In passato ce ne sono stati molti altri.  L’organizzazione per i diritti umani israeliana Yesh Din, negli ultimi cinque anni ha raccolto un centinaio di denunce da parte dei palestinesi per i continui assalti alle coltivazioni da parte dei coloni israeliani. I palestinesi raccontano che i coloni  avvelenano il terreno con il diserbante, abbattono e danno alle fiamme le piante o, nella migliore delle ipotesi, rubano i raccolti. Lo testimonia l’organizzazione israeliana Rabbis for human rights,  riferendo che, circa un anno fa, le olive di 600 piante vicino all’insediamento di Havat Gilad sono state rubate prima che i coltivatori palestinesi potessero raccoglierle. Secondo la Oxfam (la confederazione di 14 Ong che lavorano con 3.000 partners in più di 100 paesi per trovare soluzioni definitive alla povertà e all’ingiustizia) si tratta di un duro colpo per l’economia palestinese, se si considera che Il settore olivicolo contribuisce per 100 milioni di dollari l’anno al reddito delle famiglie. Intanto le denunce cadono nel vuoto dato che nessuna ha prodotto rinvii a giudizio e nove casi su dieci sono stati archiviati per mancanza di prove.

Giovanna Fraccalvieri