La scuola è da rifare: se ne discute a Ferrara

FERRARA – Ha preso il via ieri la quinta edizione di “Internazionale a Ferrara – un weekend con i giornalisti di tutto il mondo”, l’ormai noto festival organizzato dalla rivista diretta da Giovanni De Mauro che ospiterà fino a domani ospiti italiani e internazionali chiamati a confrontarsi su temi politici e culturali di grandissima attualità.
Ampio spazio è stato riservato al mondo della conoscenza, delle scuole e delle Università europee, sempre meno all’altezza del loro compito storico di formare le nuove generazioni che saranno chiamate a portare il continente europeo fuori da una crisi strutturale e profonda, non solo nei suoi caratteri strettamente economici.
Così, mentre le organizzazioni studentesche nostrane annunciavano – a partire da oggi – una settimana di mobilitazione contro le politiche del Governo, irrompeva nel festival ferrarese la storia recente del movimento universitario viennese, lo straordinario racconto dell’Audimax occupato nel 2009.
Una protesta – di ieri e di oggi – contro l’attacco strutturale all’Università pubblica, che trova una sponda e una speranza nelle parole del linguista Tullio De Mauro, intervenuto ieri al festival per parlare “non solo di parole: un’idea di cultura, un’idea di scuola”.

Il processo a “Bologna” – “L’Università brucia!”: i video, le fotografie, i blog e i “tweet” degli studenti che raccontavano la storica occupazione dell’aula magna – l’Audimax – dell’Università di Vienna (autunno 2009), oltre 900 ore di materiale, hanno permesso la realizzazione del docufilm “The Edukators 2.0”, proiettato in anteprima italiana in occasione del festival di Ferrara.
Attraverso gli oltre 50 giorni di occupazione, sullo schermo scorrono le vite di centinaia di migliaia di studenti che – in Austria, come in Germania, come in Francia, in Inghilterra o in Italia – scelgono di scendere in piazza, di rompere gli schemi, nel tentativo disperato ma vitale di rimettere al centro dell’agenda politica dei Governi l’educazione, il tema del diritto allo studio, della formazione e dello sviluppo di menti pensanti e autonome: in sintesi, della necessità di ritrovare nell’Università uno spazio di confronto, di discussione, di elaborazione e crescita intellettuale.
Il movimento viennese nato dall’Audimax, la scommessa vinta di riappropriarsi degli spazi fisici dell’Università per renderla teatro di esperienze di organizzazione dal basso (dalla mensa autogestita per gli occupanti, all’ufficio stampa improvvisato dal movimento), di partecipazione e di “un’altra formazione possibile”, ha trasmesso alle centinaia di studenti giovani e giovanissimi presenti in sala la consapevolezza che il sistema educativo che il “Processo di Bologna” avrebbe voluto imporre ha mostrato tutti i suoi limiti e la sua inadeguatezza, a fronte di un mondo universitario – dagli studenti ai docenti, passando per i ricercatori e i precari – che ha deciso di “processare Bologna”, di imporre all’attenzione dell’opinione pubblica un’altra idea di Università, una speranza per il futuro.

Un’idea di cultura, un’idea di scuola – E non è un caso che il movimento dell’Audimax 2009 sia il movimento dell’Onda italiana del 2008 o delle mobilitazioni del mondo universitario dello scorso anno, che analisi e rivendicazioni accomunino milioni di studenti in tutta Europa che vedono le loro scuole e le loro Università soccombere sotto gli attacchi dei Governi.
Un fenomeno che ha origine – nell’analisi esplicitata ieri da Tullio De Mauro di fronte ad una platea attentissima – nell’incapacità del sistema scolastico e universitario proprio dei paesi occidentali di saper rimettere al centro la “parte meno necessaria della cultura”, di superare l’insegnamento delle discipline come fine a se stesso – per compiacersi del sentir ripetere correttamente oggi le lezioni di ieri -, di saper cogliere la sfida “dell’intersezione fra ambiti e scienze differenti”, gettando le basi di una scuola interdisciplinare, volta a “formare le teste”.
Un sistema scuola da ripensare nel suo complesso e, quindi, a partire dalle sue fondamenta; affinché l’Università della crescita intellettuale sia l’ultima tappa di un percorso che possa avere inizio alle scuole elementari, chiamate a restituire ai bambini la conoscenza e il contatto con la natura e con il mondo, quanto era proprio di quella “bottega familiare” cancellata dall’evoluzione consumistica della società del nuovo millennio.

I Governi, in Italia come in Europa, sono, invece, fino ad ora i grandi assenti nel cantiere della costruzione della scuola e dell’Università del futuro; e, anzi, sempre più si mortificano nel ruolo di inconsistenti portavoce dei progetti delle tecnocrazie europee, ergendo un muro invalicabile di fronte alla domanda di partecipazione delle masse studentesche, di fronte all’elaborazione propositiva di un pensiero che nasce nel confronto fra studenti, intellettuali, docenti, pedagogisti…
Un muro utile a fiaccare nel tempo un movimento specifico (la stessa esperienza dell’Audimax – come già per l’Onda – lo dimostra), ma che non potrà resistere in eterno alle ragioni ogni giorno più valide e tangibili di “un’altra scuola possibile”.

Mattia Nesti