Yemen, il presidente Saleh torna in patria e si scatenano le proteste

Un ritorno non gradito, al punto da scatenare una protesta ancora più eclatante di quelle che si registrano quasi quotidianamente da diversi mesi a questa parte in Yemen.
A far infuriare decine di migliaia di manifestanti, radunatisi nella capitale Sana’a diventata ormai il simbolo della ribellione degli yemeniti scontenti dell’attuale governo, è stato il rientro dall’Arabia Saudita del presidente Ali Abdullah Saleh.
Saleh, nel suo ruolo di capo di Stato, è al centro delle polemiche e di quello che oramai è un vero e proprio sentimento di odio. Il presidente dal canto suo non ha mai fatto molto per riunire la nazione, anzi si è reso protagonista di una repressione sanguinosissima che ha portato all’uccisione di migliaia di persone in un clima che ormai sarebbe naturale definire da guerra civile.

Colomba di pace – Saleh – che a giugno era riuscito a salvarsi miracolosamente da un attentato e che era andato in Arabia Saudita per curarsi – è ritornato in patria dichiarando di aver portato con sé “la colomba della pace e un ramoscello d’ulivo“, ma i manifestanti, ormai giunti allo stremo delle forze ma anche della capacità di immaginare un compromesso con il governo, hanno ribadito il proprio desiderio di cambiamento, sfilando in corteo al grido di “Morte, morte“.
Il pensiero della folla è riassunto nelle parole pronunciate da Khaled al-Mandi: “Il punto è che se noi non possiamo vivere una vita decente e degna, allora è meglio che moriamo“.

S. O.