Pasolini: Pelosi scrive un libro per dire la verità sulla sua morte

Sono passati trentacinque anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini; una morte atroce, disumana, tragica, violenta. Un regista gratuito e lucido, uno scrittore intenso e viscerale, un uomo forte e consapevole: la notte fra il primo ed il due novembre del millenovecentosettantacinque l’Italia ha perso questo. Giuseppe Pelosi, detto “Pino la rana”, fu giudicato colpevole dell’omicidio, sebbene molte ombre vi siano sempre state sulla morte di Pier Paolo Pasolini.

Io so come hanno ucciso Pasolini – Di versioni il signor Pelosi ne ha proposte a iosa nel corso degli anni, probabilmente troppe per risultare ancora credibile. Eppure tutta Roma è tappezzata di manifesti riguardanti la sua presunta verità sulla morte del grande intellettuale a ben trentacinque anni di distanza dal tragico evento. L’opera in questione si intitola “Io so…come hanno ucciso Pasolini. Storia di una amicizia e di un omicidio”. Sul fatto che Pino Pelosi sapesse chi fosse l’assassino di Pasolini non v’era dubbio alcuno: lui era lì quella notte, e vide tutto.

Solo pettegolezzo? –Se da un lato è difficile prendere per buona la verità di un uomo che per troppe volte ha cambiato versione dei fatti, dall’altro ci si chiede perché mai, ora come ora, Pelosi dovrebbe dire una bugia, dato che ha ormai finito di scontare la sua pena. Per voglia di fama? Sicuramente c’è chi lo pensa. In ogni modo, il libro in questione è lungo appena centoventitre pagine: darci un’occhiata non costerebbe troppo sacrificio. Si tratterebbe, certo, dell’ennesima presunta verità circa la morte di un uomo che manca sinceramente, ma non è detto che, grazie a tale opera, non si riesca a scoprire di più circa le evenienze che lo portarono via per sempre. Ammesso e non concesso che cavare un ragno dal buco serva ancora a qualcosa. C’è da dire che a forza di parlare della “morte violenta” di Pasolini si rischia di concentrarsi troppo poco su quella che fu la sua vita e su quelle che furono le sue opere. Alla fin fine, quando il tempo passa su determinati fatti, riesumarli è quasi come fare del pettegolezzo. Non sarebbe meglio leggerci su?

M.C.