Una gomma di caucciù per salvare il murale di Haring a Pisa

Il murale “Tuttomondo” dell’artista statunitense Keith Haring (1958-1990), realizzato nel 1989 su una delle pareti del  Convento di Sant’Antonio a Pisa, mostra segni di degrado. I colori si sono sbiaditi, e sono comparsi invece segni di ingiallimento combinati ad una velatura bianca. L’idea di realizzare a Pisa una sua opera nacque in modo casuale dopo un incontro per strada a New York con un giovane studente pisano.
Il tema dell’opera è quello dell’armonia e della pace nel mondo, visibile attraverso i collegamenti e gli incastri tra le trenta figure che popolano i centottanta metri quadrati della parete: ogni personaggio rappresenta un diverso “aspetto” del mondo in pace.

Il comitato di esperti nominato dal Comune per individuare le migliori soluzioni per il restauro dopo le prime prove effettuate, sembra optare per una pulitura superficiale che restituisca i colori originari, senza un intervento di riverniciatura. “Abbiamo visto – ha spiegato Maria Perla Colombini, docente di chimica a Pisa – che è sufficiente una blanda pulitura meccanica per far tornare i colori splendenti quasi come nel 1989. Sono due gli effetti del tempo che si notano: un’ingiallitura diffusa e un velo biancastro. Un problema ulteriore è rappresentato dalla fragilità del nero che tende a spolverare”.

Il restauratore Antonio Rava afferma che l’’intervento più importante lo si vedrà sul bianco dello sfondo che “una volta finito il lavoro, darà tutto un altro effetto al murales grazie a un rinnovato contrasto con i colori e per la pulitura meccanica si userà una gomma di caucciù che riesce a togliere la patina opaca senza intaccare l’opera”.

Ancora incerto è invece l’intervento successivo di protezione, anche se il comitato è orientato ad applicare una pellicola protettiva speciale, a sfavore del vetro protettivo, inizialmente installato per evitare che la gente si appoggiasse al muro. Se è vero che ha funzionato come dissuasore – ha spiegato Salvatore Settis – non ha però aiutato la conservazione del monumento dagli agenti atmosferici”.

Alice Ughi