Irlanda, pensionato muore per combustione spontanea

Combustione umana spontanea: questo il risultato ufficiale dell’autopsia effettuata sul cadavere di  Michael Faherty, 76 anni,  ritrovato senza vita nella propria abitazione di Galway in circostanze misteriose. Nota anche come SHC (dall’inglese Spontaneous Human Combustion), la combustione umana spontanea è quel fenomeno per cui un corpo umano prende fuoco senza apparenti cause esterne, a cui la scienza non è mai stata in grado di dare una spiegazione.  Non ci è riuscito nemmeno Kieran McLoughlin, il coroner che ha esaminato il cadavere dell’uomo: “Mai visto nulla del genere in 25 anni di carriera” ha commentato alla stampa locale.

Le analisi A confermare i risultati dell’esame post-mortem, ci sarebbero anche le analisi della “scena del crimine” – anche se di crimine non si tratta –  svolte dalla polizia e dai vigili del fuoco di Galway:  nessun incendio, nessun corto circuito,  nessuna traccia di intrusi in casa. L’intera casa di Fahherty è risultata intatta, come se nulla fosse accaduto. Le uniche zone danneggiate dal fumo sono state quelle in prossimità del cadavere, rinvenuto disteso sulla schiena nel salone di casa.  Dall’esame autoptico è risultato che l’anziano soffriva di diabete e ipertensione, ma è escluso che queste patologie potessero averne causato la morte.

Un fenomeno inspiegabile – Il primo caso documentato di SHC si riscontra nel 1725, quando la francese Nicole Millet fu trovata carbonizzata su una poltrona che sembrava non aver sortito l’effetto delle fiamme.  Pochi anni più tardi, il corpo della contessa  Cornelia dei Bandi da Cesena fu trovato bruciato, a eccezione delle gambe, che apparivano intatte.  Da allora  una vasta carrellata di morti similari ha messo in crisi la comunità scientifica.  Uomini e donne bruciati vivi in un breve arco temporale, spesso con parti del corpo intatte,  a temperature che non intaccano la mobilia circostante.  Qualcuno si è accontentato di ascrivere il fenomeno alla sfera del paranormale (riferendosi a poltergeist, o addirittura a punizioni divine),  qualcun altro  si è  impegnato in teorie pseudo – razionali, spesso forzate e facilmente confutabili: si va dall’ “effetto stoppino”  – per cui se un obeso prende fuoco accidentalmente il grasso presente nel corpo inizierebbe a liquefarsi alimentando la fiamma – all’assunzione di alcool e farmaci, che provocherebbero nel soggetto una reazione chimica tale da far scaturire  fuoco e fiamme all’interno del corpo.  La verità, insomma, è ancora tutta da scoprire.

Sabina Delle Rose