Melania, Cusani: indizio del cellulare falso come il tunnel della Gelmini

Notizie diffuse, rispettando anche la dovizia di particolari, e poi prontamente smentite dalle parti in causa. Questo l’iter che sta caratterizzando, negli ultimi tempi ed in mancanza di dichiarazioni ufficiali, l’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea che, sebbene annoveri una persona in carcere, Salvatore Parolisi, non è ancora in grado di dare un volto certo al colpevole.

L’indizio sul cellulare – Già un paio di mesi fa era stata diffusa l’indiscrezione secondo cui Salvatore Parolisi intratteneva conversazioni via chat con alcuni transessuali: notizia che fu subito contestata aspramente dagli avvocati del caporalmaggiore, i quali minacciarono di sporgere querela contro le testate giornalistiche che avevano dato la comunicazione. La stessa, però, trovò conferma più tardi, quando la notizia smise di essere indiscrezione e fu diffusa da fonti ufficiali. Adesso accade la stessa cosa, con riguardo alla celle telefoniche agganciate dal cellulare di Melania Rea il pomeriggio del 18 aprile, e la possibile sovrapposizione di quelle di Colle San Marco e Ripe di Civitella. E’ proprio di questi giorni, infatti, la notizia secondo cui non ci sarebbe stata alcuna sovrapposizione, dal momento che il cellulare di Melania, un samsung, non sarebbe stato in grado di agganciarsi ad una “cella servente”. Per cui, svelato l’arcano, questo ulteriore elemento sembrava aver tolto ogni dubbio al giallo: Melania Rea non era mai stata a Colle San Marco, ma il marito l’aveva condotta direttamente a Ripe di Civitella dove l’avrebbe uccisa.

La smentita della difesa – Eppure, oggi arriva la smentita. In una dichiarazione rilasciata al quotidiano di Teramo ‘il Centro’, l’avvocato Valter Biscotti, ha così commentato l’indiscrezione: «Qualcuno mette in giro ad arte notizie non attendibili solo per colpire Salvatore Parolisi. Parli con il nostro perito, può spiegare che l’indizio del cellulare di Melania non è mai esistito». Seguendo l’invito del difensore di Parolisi, la redazione de ‘il Centro’ ha quindi telefonato a Roberto Cusani, uno dei maggiori esperti italiani di tecnologia delle comunicazioni, il quale ha risposto con un esempio: «Credere che quell’indizio sia vero è come pensare che il tunnel della Gelmini esista». Inoltre il perito della difesa Roberto Cusani, l’esperto docente di telecomunicazioni alla Sapienza di Roma, che aveva prestato la sua consulenza anche per la riapertura del caso di Denise Pipitone, ha aggiunto: «E’ una boutade, ho tanti anni di professione alle spalle ma un’affermazione di questo tipo mi è del tutto sconosciuta. E’ esattamente come il tunnel della Gelmini». Riguardo al telefonino di Melania, Cusani, durante l’intervista telefonica, ha concluso: «La nostra tesi è semplicissima. Si basa sull’indagine del Ris che dice che a Colle San Marco c’è campo e che lì, vicino al monumento, viene segnalata la presenza del cellulare di Melania. Basta questo per dire che Parolisi non è colpevole». Insomma, fino a ieri Parolisi era ritenuto colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, oggi, invece, di nuovo la sua posizione si attenua, gettando l’opinione pubblica ancora una volta nel caos di notizie che circolano tra gli organi di informazione e, soprattutto, nell’incertezza riguardo al dilemma originario: è stata o no Melania Rea a Colle San Marco quel tragico 18 aprile?

Francesca Theodosiu