Romeo e Giulietta iraniani: si suicidano dopo una detenzione ingiusta

I “Romeo e Giulietta” di Teheran si chiamavano Nahal Sahabi e Behnam Ganji e  sono morti suicidi a distanza di circa un mese l’una dall’altro.  

La violenza del carcere.  Uno studente dell’Università di Teheran di nome Ganji, 22 anni,  è stato arrestato perchè amico e coinquilino di un dissidente politico, Koohyar Goudarzi, 26 anni, incarcerato nel 2009 dopo essersi opposto, in una manifestazione di piazza, all’ambigua rielezione del presidente Ahmadinejad . Tre mesi fa gli agenti della sicurezza, nel corso della notte, hanno fatto irruzione nel loro appartamento e hanno arrestato entrambi. I due ragazzi sono stati  imprigionati nel carcere di Evin a Teheran, luogo già tristemente noto per gli episodi di violenza di cui è stato teatro. Ganji è stato detenuto per otto giorni, alcuni dei quali in isolamento e quando è uscito non era più lo stesso, era come se fosse morto dentro. Il giovane si era completamente rinchiuso in se stesso, non parlava e non voleva vedere nessuno. Per un mese ha vissuto nell’incubo di essere trascinato di nuovo in carcere fino a quando non ce l’ha fatta più e si è suicidato nel suo appartamento con una overdose di medicinali.

La sofferenza della perdita. Poco dopo è stata arrestata anche la fidanzata di Ganji, una maestra d’asilo di 28 anni di nome Sahabi. La ragazza è rimasta nel carcere di Evin per tre giorni durante i quali è stata continuamente minacciata di stupro. Sahbi, oltre a essere sconvolta per il suicidio del fidanzato, viveva nel continuo incubo di essere violentata. Nel suo blog si leggono le parole intrise di dolore per la perdita del suo amore: «Forse, se tu sapessi quanto qualcuno ti ama, potresti tornare dalla morte». Alla fine lo strazio è stato troppo per Sahabi che si è suicidata, nella casa dei genitori a Teheran, proprio come il suo ragazzo: un’overdose di medicinali. Le ultime parole sul suo blog sono state di qualche giorno prima: «E’ di nuovo giovedì. Vieni Behnam. Balliamo insieme ancora una volta di giovedì».

Giovanna Fraccalvieri