Melania Rea, trovati abiti militari sospetti

Un nuovo elemento contribuisce a tingere di giallo l’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea, la ventinovenne originaria di Somma Vesuviana trovata morta il 20 aprile scorso nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano. Questa volta a diffondere l’informazione è il settimanale ‘Oggi’ che parla del ritrovamento di alcuni abiti militari su cui compaiono “macchie interessanti”. A quanto si apprende, al momento si tratterebbe solo di un’indiscrezione trapelata da fonti della Procura di Teramo, ma, se la notizia venisse confermata, potrebbe davvero segnare la svolta di questa complessa inchiesta.

Il sopralluogo – Il “fagotto” di abiti militari sarebbe stato rinvenuto dai carabinieri nel Bosco delle Casermette ed immediatamente i pm Greta Aloisi e Davide Rosati ne avrebbero disposto l’invio ai laboratori dei Ris, ai quali è stato affidato il compito di verificare, in tempi brevi, se sugli abiti siano presenti tracce genetiche o altri elementi riferibili a Salvatore Parolisi, attualmente unico indagato per l’omicidio, o alla stessa Melania. Secondo quanto riferisce il settimanale, i carabinieri avrebbero trovato i vestiti il giorno dell’ultimo sopralluogo disposto dal pm Davide Rosati, effettuato per verificare l’esistenza di un percorso alternativo e più diretto al Bosco delle Casermette, tale da consentire all’autore del depistaggio di raggiungere Ripe in tempi ridotti.

Si cercano tracce genetiche – Il ritrovamento sarebbe avvenuto vicino ad un rudere, a metà del percorso che da Cornacchiaro conduce alle Casermette, luogo probabilmente utilizzato dall’assassino per dismettere gli abiti macchiati ed indossarne di puliti. Questo ritrovamento potrebbe essere il motivo per il quale i magistrati teramani, qualche giorno fa, hanno disposto un inventario degli abiti di Parolisi: con l’aiuto dei responsabili della distribuzione di divise e dell’equipaggiamento militare, i pm sperano di capire se nell’abbigliamento militare in dotazione a Salvatore manchi qualcosa e se corrisponda ai vestiti ritrovati. La speranza dei magistrati teramani, dunque, è che quei vestiti “parlino”, indicando in via definitiva e certa Salvatore Parolisi quale autore materiale del delitto. Tuttavia ci chiediamo cosa accadrebbe se quegli abiti dovessero dire altro, ovvero confermarsi come l’abbigliamento indossato dall’assassino, ma escludere il coinvolgimento di Salvatore nell’omicidio di Melania. In quel caso, in mancanza di altri indagati e nell’impossibilità di effettuare delle comparazioni genetiche, quale posizione adotterà la Procura? A questo punto bisognerebbe davvero augurarsi, ironicamente parlando, che il colpevole sia Salvatore Parolisi , perché, in caso contrario, il rischio è che, dopo 5 mesi di indagini, l’inchiesta debba partire da capo.

Francesca Theodosiu