Anche Wikipedia chiude per protesta, stavolta è una questione di legge

Wikipedia, decreto intercettazioni. La notizia ha del clamoroso, sopratutto in questo periodo in cui sembra decisamente partito l’attacco al web, fino a poco tempo fa completamente ignorato dalla politica e ora invece oggetto di cotanto interesse, dopo che si è scoperto (a volte i nostri governanti si dimostrano davvero gente arguta) che sulla rete si spostano milioni di voti. E così ecco che in uno degli articoli collaterali sul ddl intercettazioni, si proprio quel disegno di legge fatto per tutelare noi tutti cittadini per bene da pm impiccioni, che non ci rende sicuri nemmeno nell’esercizio di vantarci delle nostre notti brave a base di festini e mignotte (pardon escort) , spunta il famoso codicillo. Il codicillo in questione obbliga qualsiasi sito web a pubblicare entre 48 ore la rettifica di chiunque si ritenga offeso dal contenuto di un articolo pubblicato sul sito stesso.

Protesta. E’ da qui che parte la protesta di Wikipedia, la più importante enciclopedia on line del mondo, la quale ha deciso di chiudere in segno di protesta contro le norme liberticide sopra elencate. In particolare quello che si imputa al decreto legge (in via di approvazione a colpi di fiducia “responsabile”) è che la decisione sull’eventuale rettifica non verrà presa da un organo terzo ma dovrà avvenire a prescindere, previa la semplice protesta del presunto diffamato. “Siamo sempre stati un’enciclopedia neutrale, ma con questo decreto rischiamo di essere neutralizzati” hanno infatti dichiarato i vertici del sito. Alla fine ci sentiamo di poter citare Franco Battiato nella sua celeberrima, e quanto mai attuale Povera Patria. Com’è che diceva quella strofa “Tra i governanti, quanti perfetti e inutili…?

Simone Ranucci.