Giulia Bongiorno: Raffaele e Amanda trasformati dal dolore

All’indomani della sentenza che ha conquistato l’attenzione di tutto il mondo, il legale di Raffaele Sollecito, Giulia Bongiorno, svela al Fatto Quotidiano  gli assi nella manica che l’hanno condotta alla clamorosa “vittoria” finale. “La sentenza era già scritta – ha ammesso la parlamentare di Fli – Per ribaltarla serviva più della sicurezza, serviva l‘entusiasmo“.

Crederci fino in fondo – Un’intervista per spiegare come la tenacia e lo scrupolo investigativo possano centrare anche i risultati più difficili. E’ quella che oggi Giulia Bongiorno, avvocato difensore di Raffaele Sollecito (il ragazzo condannato in primo grado per l’uccisione di Meredith Kercher), ha rilasciato al Fatto Quotidiano. “Se volevo difendere Raffaele – ha detto – non potevo che essere certa della sua innocenza. Sono un personaggio pubblico, una parlamentare, insieme a Michelle Hunzicker dirigo un’associazione contro la violenza sessuale. Per non compromettere tutto questo – ha insistito la finiana – dovevo crederci fino in fondo”.

Le colpe di Jessica Rabbit – Di più: “Sono subentrata alla fine del primo grado – ha precisato l’avvocato – La sentenza era già scritta, per ribaltarla serviva più della sicurezza: l’entusiasmo“. Un elemento che, legato alla tenacia e alla professionalità del suo staff, le ha permesso di riuscire nell’impossibile: affrancare i due ex fidanzatini di Perugia (Raffaele e Amanda) dal fardello della colpevolezza. “Sono stati condannati in primo grado perché Amanda era giovane, carina, disinibita – ha spiegato la Bongiorno – Ovvero: mediaticamente perfetta per interpretare il ruolo di colpevole. Dicevo che era Jessica Rabbit: l’avevano disegnata così”.

Trasformati dal dolore – E ancora: “Per difendere Raffaele – ha aggiunto l’avvocato difensore – dovevo demolire lo stereotipo falso su Amanda. Erano uniti, salvare solo lui sarebbe stato impossibile”. Fino alle annotazioni finali, nelle quali la finiana ha tradito un’attenzione squisitamente umana: “Un buon avvocato – ha spiegato – è sempre un po’ psicologo. Amanda e Raffaele sono stati condannati da minorenni e assolti da maggiorenni. Il dolore del carcere – ha concluso la Bongiorno – li ha trasformati”.

Maria Saporito