La rinascita del Bolshoi nei ricordi di Vladimir Derevianko

Dopo un imponente restauro durato sei anni e costato circa 600 milioni di euro, il prossimo 28 ottobre riapre il Teatro Bolshoi, icona indiscussa della vita artistica russa e di un’epoca intera. «Un luogo sacro, un tempo laico, l’emblema di quel connubio imprescindibile tra arte e politica», nelle parole del danzatore russo Vladimir Derevianko, stella dello stabile moscovita negli anni Ottanta, uno dei più grandi danzatori della sua generazione che ora, a pochi giorni dalla riapertura, rende omaggio al teatro con i ricordi della sua età d’oro.

Ricordi di una vita – «Dopo la mia ‘fuga’ in Occidente molte cose sono cambiate in Russia ma in quel teatro rimangono le mie radici – racconta Derevianko, ricordando gli anni passati al Bolshoi -. Mi ha plasmato, modellato, forgiato. Continua ancora ad essere il mio punto di riferimento e di approdo. Anche se oggi, non lo nascondo, l’età dell’oro si sta spegnendo, quasi un tramonto annunciato».
«Ogni esibizione, ricordi indelebili – continua l’artista – emozione, meraviglia. E il potere politico lo sapeva. Eravamo i loro fiori all’occhiello. Specchio del governo del paese, testimonial involontari di una dittatura, che subivamo, di cui pagavamo il prezzo e lo scotto, che ci aveva segnato. Ma contro la quale, lo ripeto, non potevamo opporci».

Rinascita e cambiamenti –  «Sono felice che il Bolschoi sia rinato grazie a sapienti restauri – prosegue il danzatore – l’orgoglio di una città e di una civiltà, anche se oggi non esiste più quell’intellighenzia sopravvissuta alle guerre e alle dittature. Pure a Mosca ci sono ricchi ingordi e privi di qualsiasi classe, comprano e pagano tutto ma l’arte sopravviverà, non è destinata ad esaurirsi nella mia Russia. Senza nostalgia bisogna accettare che i tempi cambino. Bisogna, forse, sapersi adeguare. E aspettare che il mondo e la politica evolvano. Ricordo quando al Bolshioi erano proibiti coreografi come Maurice Bejart, Roland Petit, rappresentavano quasi un’arte degenerata. Dopo qualche anno riabilitati accanto a Balanchine, Neumeir, Forsythe, Pierre Lacotte. Sono stati anni unici, irripetibili per il mondo del balletto e del Bolshoi. Difficilmente clonabili. E’ vero – conclude Derevianko – oggi ci sono splendidi danzatori, meravigliosi nella loro assoluta perfezione estetica. Acrobati, contorsionisti più che interpreti. Di loro ricordi però la bellezza, mai le emozioni che riescono a trasmettere. Più forma che sostanza. Anche il mio Bolshoi è cambiato».

Valentina De Simone