Martinazzoli: una lezione di impegno e mitezza

Durante la commemorazione dell’ ultimo segretario della Dc, Mino Martinazzoli, nella sala della Lupa a Montecitorio, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha colto l’occasione per richiamare la politica ai suoi doveri verso la società civile. ”Questa travagliata fase della vita economica e sociale -ha detto- richiede alla politica un rinnovato impegno nel porsi in ascolto della societa’, evitando ogni forma di autoreferenzialità”. Il discorso del leader di Fli non ha risparmiato critiche verso l ‘antipolitica e il qualunquismo, in quanto deturperebbero ”la nobile idea di politica” , di cui si auspica il ritorno, come via maestra per applicare ” con convinzione e coerenza i principi della democrazia liberale”. In un anelito all’ idea platonica di politica, Fini sottolinea che la classe politica deve smettere di guardare ai particolarismi e agli interessi di bottega, per volgere lo sguardo verso la ”cosa pubblica”.

Mitezza e limiti della politica. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  nel suo ricordo a Martinazzoli, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, evidenzia due aspetti, che l’ ex segretario della Dc  era solito rimarcare: la ”mitezza della politica” e i suoi ‘limiti‘, che suggeriscono una idea della politica  ”come disegno, come visione, come durata”, che sembra così lontana dalla concezione odierna, sempre più distaccata dal tessuto sociale e da un progetto collettivo. E citando il libro che nel 2009 Martinazzoli scrisse con Annachiara Valle, ”Uno strano democristiano”, Napolitano sottolinea quale ”attitudine al dialogo, spirito di servizio e dignità della vita pubblica” incarnasse questo ”servitore della Repubblica”.

Francesca D’ ettorre