Premio Fabrizio De Andrè 2011. Finali a Roma il 7 e 8 ottobre, riconoscimenti speciali a Capossela e Giovanardi

Premio Fabrizio De Andrè 2011 – Esprimere la propria creatività nei vari stili musicali, dal folklore al rap, dalla ballata tradizionale al rock più sfrenato attraverso la ricerca dell’originalità e della qualità, sono le linee guida e le doti richieste ai partecipanti della decima edizione del Premio Fabrizio De Andrè  “Parlare Musica” che ha come unico scopo quello di dare un’opportunità a nuovi artisti, nell’ambito musicale, di esibirsi su un palcoscenico davanti a un grande pubblico popolare, di fronte ad una giuria di alto livello professionale.

Le finali – La fase conclusiva della manifestazione, organizzata da Monna Lisa srl, con la direzione artistica del giornalista Massimo Cotto e di Luisa Melis, e con la collaborazione di Dori Ghezzi (nella veste di Presidente della Giuria), si terrà a Roma (Piazza Fabrizio De Andrè) nei giorni 7 e 8 ottobre, durante i quali sfileranno sul palco i finalisti delle sezioni musica. Nell’ordine si esibiranno, venerdì 7: Naelia, Paolo Gatto, Matteo Parlati, Simone Poncino, Marco Velluti, Alessandro Zanolini, Davide Zilli. Sabato 8, invece, Giorgia Del Mese, Bebbo Gentile, Domenico Imperato, Jfk & La sua bella bionda, Vanni Pinzauti, Sara Piolanti, Matteo Sperandio.

Premi a Vincio Capossela e Mauro Ermanno Giovanardi – In occasione della prima serata della manifestazione, verranno assegnati due premi speciali: il “Premio De Andrè alla Carriera” a Vinicio Capossela per – si legge nella motivazione – “aver dato vita a una commedia umana abitata da personaggi improbabili, poveri di denari ma ricchi di umanità, e per averli raccontati con delicata ironia e suprema dolcezza, e con quella geniale dissonanza che ha fatto di lui il miglior cantautore della sua generazione” e il “Premio per la reinterpretazione dell’opera” di Fabrizio a Mauro Ermanno Giovanardi per “per aver messo il suo cuore a nudo in una forma d’arte che unisce teatro e canzone e che racconta i sogni dell’uomo comune. Prima con i La Crus e poi come solista, ha portato in scena uno spettacolo originale e unico, a tratti buio come la notte e a volte più luminoso di un’alba, nel quale hanno trovato posto due straordinarie riletture di Inverno e di Giugno ’73 di Fabrizio De Andrè”.

Dario Morciano