Addio a Steve Jobs e alla sua razionalità intraprendente

“Ha smesso di soffrire”: questa è la frase che si è soliti udire sul conto di chi se ne va dopo aver affrontato una dura malattia o un’esistenza particolarmente ingrata. Ecco, verrebbe da dire lo stesso di Steve Jobs, ma non è esattamente la prima cosa che dovrebbe venire in mente pensando a lui. Certamente ha smesso di soffrire, ma ha smesso anche di regalare progresso al pianeta, ha smesso di fungerci da esempio.

Un esempio di lucidità analitica – Potremmo fare benissimo a meno di ogni sorta di evoluzione dell’i-Phon, e comunque ci sarà di certo qualcuno che penserà a miglioramenti per i vari prodotti Apple al posto di Jobs, ed infatti non è affatto di questo che si sentirà la mancanza. Prima si è parlato di “fungerci da esempio”. Ecco, Steve Jobs era una persona come tante altre; magari un po’ più fantasiosa, coraggiosa e metodica, ma non era diverso da molti di noi. Sarebbe sciocco iniziare ad idolatrarlo solo perché se ne è andato, ma sarebbe ancor più sciocco non riuscire ad assorbire nemmeno un insegnamento di vita dalla sua esistenza al contempo semplice e assurda. Un bambino dato in adozione, un giovane che con lucidità capisce che il costosissimo percorso universitario standardizzato che aveva previsto per sé non si addiceva affatto alla propria persona, un uomo che ha creato un impero di dimensioni imbarazzanti: tutto questo (e non solo) è stato Steve Jobs.

Una razionalità intraprendente – Se c’è una cosa che dovrebbe colpire dei suoi discorsi più del contenuto degli stessi è l’analiticità con cui il magnate di Apple riusciva a guardare al proprio passato ed al proprio presente. È sempre sembrato una persona che ha saputo far fruttare la propria razionalità anche conducendola negli ambiti in cui è più difficile farla lavorare, come quello emotivo e quello sentimentale. Sarà banale pensarlo, ma varrebbe la pena andare a risentire quel discorso magari un po’ retorico ma decisamente saggio che anni fa Steve Jobs fece ai neolaureati di Stanford. Ecco tutto. Nella speranza che lassù ci siano, ora, provvedimenti meno severi per chi mangia le mele, ti auguriamo buon viaggio, Steve.

Martina Cesaretti