L’inadeguatezza di Berlusconi: le operaie muoiono, ma lui pensa al Partito della Gnocca

Se Silvio Berlusconi non fosse il presidente del Consiglio – e quindi verrebbe da dire, risalendo a ritroso in questo tentativo di trovare i perché delle cose, se non fosse stato un imprenditore che in un preciso momento della propria vita ebbe l’esigenza di entrare in politica per salvaguardare i propri patrimoni, riuscendo nel contempo a tenere a debita distanza i problemi con la giustizia – oggi sarebbe un vecchietto come tanti, forse anche un po’ emarginato.
Il settantacinquenne S. B. sarebbe costretto a sorbire le riprese di quei conoscenti che, incapaci di accettare una relazione di proporzionalità diretta tra l’avanzare dell’età e la perdita di eleganza, causata  dall’abbandono dell’autocontrollo, mal sopporterebbero i commenti di quel loro coetaneo dai modi così scortesi e dalla lingua sempre pronta a formulare oscenità. Insomma non tutti sarebbero disposti a passare, solo perché suoi amici, per uno di quelli che le giovani generazioni usano spesso etichettare come un ‘vecchio bavoso‘.

Feste e lutti – Più di un secolo fa, a Chicago, centoventinove operaie morivano bruciate vive, a causa di un incendio avvenuto all’interno di una fabbrica tessile: lì dentro erano state rinchiuse precedentemente dal padrone, che non aveva saputo fare nient’altro di meglio per convincerle a desistere dallo sciopero in cui da tempo erano impegnate, per protestare contro le condizioni di lavoro a cui erano costrette a sottostare.
Quell’episodio portò successivamente all’istituzione di quella che comunemente è conosciuta come Festa della donna. Un’occasione buona perlopiù per vendere mimose e serate all’insegna della presunta trasgressione.
Centotré anni dopo, in Italia, la gente continua a morire quotidianamente sul proprio posto di lavoro: luoghi in cui spesso si fa davvero fatica a immaginare che avvenga una qualsivoglia nobilitazione dell’uomo. Tra questi tristi episodi, che vengono derubricati ben presto a mere disgrazie ben lontane dall’eroismo che fa da contorno ai caduti in guerra, uno in particolare ha colpito l’immaginario pubblico: soltanto qualche giorno fa, nel centro di Barletta, quattro operaie sono morte per il crollo di una palazzina. Lavoravano in ‘nero’, con una paga buona giusto per dare la possibilità di poter continuare a galleggiare nella disperazione quotidiana, in cui sempre più persone si trovano a sopravvivere.
Non è da escludere che alle vittime di questa tragedia, un giorno, venga dedicata una manifestazione, un teatro, un ricordo. Sarebbe una mossa in linea con quel modo ipocrita – ancora per quanto? – con cui la politica finge di interessarsi ai cosiddetti ‘problemi reali’ del Paese.
Nell’attesa di vedere quel che sarà, possiamo prendere nota dell’ennesima dimostrazione di inadeguatezza fornita dal premier Berlusconi che oggi, conversando con alcune decine di parlamentari in aula alla Camera a proposito del nuovo nome che dovrebbe essere dato al partito principale dell’attuale maggioranza, avrebbe detto: “Il nome che avrebbe più successo mi dicono sia quello di Forza Gnocca“. Perché nell’Italia di oggi le uniche donne che contano sembrano essere quelle disposte a essere scritturate per il bunga bunga.
Nel 1908,le porte dello stabilimento della Cotton furono chiuse da Mr. Johnson, nel 2011 altri sono i nomi di coloro che tentano, riuscendoci peraltro, di sbarrare quelle del futuro di milioni di persone.
Urge necessariamente un piede di porco.

Simone Olivelli