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Intercettazioni: Carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni irrilevanti

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Roma – Il comitato della commissione Giustizia della Camera ha approvato l’emendamento che prevede il carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni “irrilevanti. Presenti anche le norme che vietano la pubblicazione delle intercettazioni fino all’udienza filtro.

Il provvedimento – La pubblicazione delle intercettazioni sugli ultimi scandali del premier non sono affatto piaciuti alla maggioranza. A dimostrarlo è il provvedimento approvato dal Comitato della Commissione giustizia alla Camera. Ritorna in Italia l’emergenza intercettazioni.
Previsto il carcere, con reclusione da sei mesi a tre anni, per quei giornalisti che pubblicano le intercettazioni irrilevanti.
Il riferimento è a quella intercettazioni che dopo l’udienza-stralcio vengono ‘chiuse’ nell’archivio di segretezza, sia quelle che il pm non fa trascrivere quando manda al giudice una richiesta di misura cautelare.
Per quanto riguarda i blog, questi avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate.

Il caso Bongiorno –
L’avvocato Bongiorno ha preferito rinunciare all’incarico di relatrice del ddl intercettazioni. “Non mi riconosco in questo testo e trovo inaccettabile che sia bastato uno schioccar di dita del premier per mandare in fumo due anni e mezzo di lavoro per cercare un accordo. Con questa modifica, tutte le intercettazioni che nel corso del tempo verranno conosciute anche dalla difesa, non solo non potranno essere pubblicate nel testo, e questo va bene, ma non se ne potrà nemmeno dare notizia“.

L’opposizione – La maggioranza punta al centro per raccogliere i voti dei moderati ma ieri i centristi avevano smentito ogni alleanza sul voto sul ddl.
Casini ha precisato: “Se si vuole impedire l’obbrobrio di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini, se si vuole fare una legge con questa finalità, la votiamo, se invece si vuole fare una legge che punta a censurare la stampa o a vendicarsi con i giudici, non vogliamo essere complici“.
Per più duri sono i commenti di Pd e Idv contro il cosiddetto “bavaglio”.
È scandaloso che mentre quattro ragazze muoiono sotto le macerie per lavorare a quattro euro all’ora e Moody’s ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni. Questo dimostra la totale perdita di presa verso gli interessi del Paese di un governo che pensa solo agli affari suoi, lo vedono in tutto il mondo che è così“, è il commento di Pierluigi Bersani.
Mentre per Massimo Donadi dell’Idv, “la legge bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un’offesa ai cittadini, che chiedono misure concrete contro la crisi economica e non bavagli all’informazione“.

Matteo Oliviero

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