L’ecologo che studia gli ecosistemi al computer

Su “Le scienze” di settembre, edizione italiana di Scientific American, si può leggere un’interessante intervista  di Silvia Bencivelli all’ecologo Ferenc Jordan, che usa strumenti informatici per studiare la struttura e la dinamica degli ecosistemi. Jordan, nato nel 1973 in Ungheria, si è specializzato in genetica ed ecologia all’Università Eötvös di Budapest. Dal 2003 al 2008 ha ottenuto il sostegno della prestigiosa fondazione svizzera Society in Science, grazie a cui ha potuto applicare i risultati delle sue ricerche sul funzionamento delle reti a diverse discipline. Dal 2008 guida il gruppo di ecologia dei sistemi al COSBI di Trento (The Microsoft Research- University of Trento Centre for Computational and Systems Biology) dove studia i meccanismi di funzionamento delle reti, da quelle alimentari a quelle sociali umane e animali.

L’ecologo dei sistemi studia il groviglio di reti coinvolte in un particolare fenomeno, mettendo insieme i dati raccolti sul campo da altri scienziati, come conferma l’intervistato: “Con la system ecology si studiano interi ecosistemi ed i loro comportamenti dinamici, e in questo modo possiamo prevedere gli effetti di un’estinzione”. Ad esempio ora come ora Jordan sta lavorando comodamente seduto alla sua scrivania, all’enorme mole di dati raccolti sull’ecosistema dello Stretto di Prince William in Alaska, dove nel 1989 avvenne il disastro della petroliera Exxon Valdez.

Alla fine dell’intervista Silvia Bencivelli chiede all’ecologo come mai non sia andato a lavorare negli Stati Uniti, visto che li ritiene il paese che più valorizza la ricerca al mondo e Jordan risponde così: “Un po’ per motivi personali. Un po’ perché COSBI è un ottimo posto per fare ricerca. E un po’ perché penso che per la vita scientifica globale sia bene distribuirsi sul pianeta. E’ come per l’ecologia. Se noi europei andiamo tutti negli Stati Uniti, rendiamo tutto un po’ troppo omogeneo, e finiamo per danneggiare la scienza.”

 

Alice Ughi