Novità sul fronte Wikipedia, ma che non si canti vittoria

Si continua a parlare di Wikipedia, l’enciclopedia virtuale, libera, neutrale e aperta a tutti che da anni funge un ruolo di primaria importanza per tutti coloro che si ritrovano a dover o voler fare ricerche su internet. Si è discusso di libertà e delle implicazioni morali di questa faccenda, e pare che qualcosa inizi a muoversi. Ormai simbolo della lotta contro la cosiddetta “legge bavaglio”, Wikipedia annuncia delle novità.

Aggiornamento – Di recente è apparso sulle varie pagine di Wikipedia un aggiornamento con tanto di link al testo del DDL intercettazioni; l’aggiornamento in questione è il seguente: “Aggiornamento: l’oscuramento di Wikipedia ha suscitato una grande attenzione da parte di media, enti, associazioni e cittadini. Alcune personalità politiche hanno manifestato l’intenzione di presentare emendamenti che porrebbero Wikipedia al riparo dagli obblighi e modalità previsti dal comma 29 del decreto proposto. Le voci rimarranno nascoste almeno fino alla discussione alla Camera dei Deputati, prevista per la mattinata del 6 ottobre 2011. Il diritto di usare la Rete come fonte e luogo di conoscenza è e resta la nostra priorità.”

Che non si canti vittoria – Nel caso in cui Wikipedia dovesse diventare una sorta di “isola felice” all’interno di un web per il quale, invece, non varranno le stesse “agevolazioni”, cantare vittoria sarebbe assolutamente fuori luogo. Coloro che hanno appoggiato la protesta di Wikipedia non si sono, per lo più, schierati tanto al fianco della celebre enciclopedia, quanto contro la “legge bavaglio”. Se Wikipedia fosse resa un’ “isola felice” sarebbe giusto (prendersela con Wikipedia, diciamolo, è un po’ come “sparare sulla croce rossa”), ma che ne sarebbe di tutti gli altri blog, siti, testate giornalistiche sul web e simili? Nel caso in cui i vari sostenitori della battaglia di cui sopra si fossero schierati con Wikipedia solo per non perdere il comodo servizio che essa offriva è un conto, ma se ci dovessero essere ragioni etiche e morali più profonde dietro questa decisione, allora, forse, non è il caso di pensare alla propria battaglia come ad una “quasi-vittoria”.

Martina Cesaretti