Afghanistan: diritti umani a rischio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:47

Una “guerra permanente”. Qual è la situazione dell’Afghanistan oggi, a dieci anni dall’invasione degli Stati Uniti e delle forze internazionali (07-10-2001) per “portare la democrazia”nel Paese ostaggio dei talebani? Amnesty International  cerca di tirare le somme. Cosa è cambiato dopo i bombardamenti, cosa, dopo le “missioni di pace”? «Nel 2001 le aspettative erano elevate, ma da allora i passi avanti verso il rispetto dei diritti umani sono stati pregiudicati dalla corruzione, dalla cattiva gestione e dagli attacchi degli insorti, i quali mostrano un disprezzo sistematico per i diritti umani e le leggi di guerra. Oggi molti afgani sperano ancora che la situazione dei diritti umani nel Paese migliori. Il governo e i suoi alleati internazionali devono dare seguito a queste speranze e difenderle con azioni concrete».  A 10 anni di distanza dall’avvio della guerra in Afganistan, un guerra apparentemente intrapresa per liberare il mondo dal terrorismo e dall’oppressione, pochissimo è cambiato. Il terrorismo non è stato sconfitto: i civili continuano a morire sotto i colpi di ordigni esplosivi  e i diritti sono violati. Nei settori della giustizia non si sono registrati passi avanti o la situazione si è persino deteriorata. Le condizioni di vita della popolazione che vive nelle zone maggiormente colpite dagli attentati terroristici sono peggiorate.

Le vittime. Non si può dire che oggi l’Afghanistan sia un Paese pacificato. Continua uno stato di guerra permanente in cui il conflitto diventa la normalità.  Solo negli ultimi tre anni, più della metà delle vittime di questa guerriglia senza fine, sono state causate dagli attacchi talebani e, il resto,  dalle forze governative afgane e da quelle internazionali. Un dato allarmante quello degli ultimi sei mesi che hanno contato 1462 vittime tra i civili, vittime causate, per l’80%, dagli attacchi suicidi e dalle esplosioni  ordite dai “gruppi antigovernativi”.

Attentato alla parola. Tra le tante vittime di questa guerra ci sono anche i giornalisti e gli operatori dell’informazione! La violenza contro di loro è aumentata. Le libertà di parola e di opinione sono fortemente limitate dai talebani che continuano, in maniera sotterranea, a minacciare con la loro presenza chi vuole informare, denunciare, cambiare uno stato di cose. La scomparsa di  Maria Grazia Cutuli, la giovane giornalista del Corriere della Sera uccisa insieme ad altri tre reporter in Afghanistan il 19 novembre del 2001, rappresenta solo uno dei primi tragici esempi del sistematico attentato all’informazione portato aventi dai talebani.    

I profughi. Come dice Luca Lopresti, presidente della Fondazione Pangea, «la guerra non è solo la dove si spara e si bombarda, la guerra è ovunque si vìolano i diritti umani». Quasi 450.000 gli sfollati interni causati da questa guerra senza fine. Ogni conflitto produce profughi, persone che non hanno più una casa, un posto in cui vivere, una vita cosiddetta normale. Queste“persone in esubero” si trovano in condizioni di estrema povertà, senza la possibilità di accedere ai beni primari: cibo, acqua potabile, servizi igienici adeguati. Sono persone per cui non c’è più posto, un posto in cui vivere una vita dignitosa.

Attentato all’istruzione. In soli nove mesi, da marzo a dicembre 2010, almeno 74 scuole sono state distrutte a causa degli attentati talebani. Gli integralisti, nel periodo del loro regime (1996-2001) avevano proibito alle ragazze di frequentare le scuole e dopo l’11 settembre, con la fine del loro dominio in Afghanistan, hanno  attaccato e distrutto centinaia di scuole nel Paese. Diversi gli insegnanti assassinati e, in alcuni casi, anche gli attacchi agli alunni. Un esempio il caso di Shamsia , uno diciassettenne di Kandahar la cui unica colpa è stata quella di desiderare un’istruzione. Il fatto risale al 2008: la ragazza fu sfigurata in volto con dell’acido proprio mentre stava camminando in strada per andare a scuola.

I progressi. Nonostante casi come quello di Shamsia e, più in generale, nonostante l’attacco sistematico che l’istituzione scolastica ha continuato a subire in questi dieci anni dai talebani, con la fine del loro governo, l’accesso all’istruzione è notevolmente migliorato. Attualmente le scuole sono frequentate da 7 milioni di alunni, il 37% dei quali è costituito da bambine. All’epoca dei talebani, i bambini che andavano a scuola erano meno di un milione, con una frequenza femminile quasi pari a zero. I passi in avanti restano, comunque, pochi. Amnesty International ha riscontrato alcuni, modesti  progressi nel campo dell’adozione di leggi sui diritti umani e in particolare dei diritti delle donne. La nuova Costituzione prevede l’uguaglianza giuridica tra uomini e donne e stabilisce che un quarto dei seggi parlamentari sia riservato al mondo femminile. Nelle due elezioni parlamentari del 2005 e 2010, le donne hanno conquistato alcuni seggi in più rispetto a quelli previsti dalla loro quota.  

I rischi del compromesso. Da più di un anno il governo afgano ha avviato un processo di riconciliazione con i talebani. Dei 70 componenti dell’Alto consiglio per la pace però,  solo 9 sono donne. I gruppi femminili allora, non hanno torto nel temere che i modesti risultati sin qui ottenuti siano svenduti negli accordi di pace in cambio di un cessate il fuoco.

Giovanna Fraccalvieri

 

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