Meredith, famiglia Knox invita i Sollecito a Seattle: Per i Kercher c’è tempo

Inseguiti dalle polemiche di chi non riesce ad accettare che due sentenze di primo grado a 26 e 25 anni di carcere possano essere ribaltate in sede d’Appello – pur rimanendo in attesa del giudizio della Corte di Cassazione -, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i due imputati nel processo di Perugia per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto il 1° novembre 2007, stanno vivendo i primi giorni di libertà dopo quattro anni passati in carcere.
E potrebbero pure incontrarsi, con le rispettive famiglie.
Sì proprio così e l’idea è partita da Kurt Knox, il padre di Amanda, che da Seattle fa sapere che alla sua famiglia non dispiacerebbe poter ospitare negli Stati Uniti i familiari di quello che, a sua detta ma anche dei giudici di Perugia, è stato il compagno, a distanza, delle sventure capitate alla figlia.

Contattare i Kercher? Non ora – Il signor Knox ai media americani ha dichiarato: “Sono rimasti in contatto, e la famiglia Sollecito è stata invitata a Seattle. Raffaele sta passando le stesse cose che sta affrontando Amanda in questo momento, e ha davvero bisogno di ricongiungersi a lei. Penso che a un bel momento i Sollecito verranno, e sarà veramente bello”.
Il padre di Amanda ha poi speso alcune considerazioni sulla possibilità di mettersi in contatto con i familiari di Meredith, la vittima di quello che al momento è un omicidio insoluto: “Loro stanno ancora cercando di comprendere il verdetto. Auspicabilmente, nel lungo periodo – ha aggiunto Knox – si renderanno conto come la verità vera sia che Amanda e Raffaele non hanno avuto nulla a che fare con la morte di Meredith. Una volta che, si spera, arriveranno a quella conclusione e potranno mettere la parola fine su quell’orribile delitto e sulla perdita della loro figlia, saranno in grado di capire che Amanda e Raffaele non c’entrano”.

S. O.