“Il mio Coppi”: NewNotizie alla prima nazionale dello spettacolo

Palazzo Santa Chiara si trova nel cuore di Roma. Ci si arriva schivando i turisti alle prese con la magnificenza della Capitale e facendo cordiali segni di dissenso ai ristoratori che tentano di proporti il loro locale per la cena. Il Teatro dei Comici è piccolo e accogliente; sul palcoscenico, prima che iniziasse lo spettacolo, era possibile intravedere una ciclette (che sembrava inequivocabilmente una bicicletta) ed una pittoresca radio a valvole. Una sorta di rete separava il palco scenico dalla platea: sarebbe servita per proiettare alcune splendide immagini relative alla vita di Fausto Coppi, vero protagonista dell’opera, che è tratta da un libro di Albe Ros che è stato adattato al mondo del teatro da Daniela Morelli.

Uno spettacolo commovente – Quando le luci in sala sono state spente tutti si sono ritrovati nella notte fra il primo ed il due gennaio del millenovecentosessanta: la notte in cui il grande ciclista se ne andò per sempre. Pamela Villoresi è salita subito sulla bicicletta, e ha iniziato a pedalare. Pedalare per cosa? Pedalare per tenere in vita quel fratellino agonizzante all’ospedale, il bambino che cullò quando era in fasce, l’uomo che difese sempre dalle malelingue. Maria Coppi, che era per tutti “quella che ha la memoria corta”, in punto di morte vuole tenere in vita il fratello pedalando per lui, e usando l’inestimabile strumento della memoria. Si ricorda tutto, Maria. Gare, aneddoti, dettagli, storie di vita vissuta: ogni cosa emerge dai suoi ricordi come una sorta di singhiozzo ordinato e volontario. Insieme alla storia di Fausto Coppi viene raccontata anche quella d’Italia, di un’Italia che faceva la guerra e faceva la fame, di un’Italia i cui cittadini “la geografia l’hanno imparata con le tappe del Giro”. Si è trattato di uno di quegli spettacoli in cui si tenta sin dall’inizio di combattere contro le lacrime che tentano di farsi strada negli occhi: il secolo breve è stato raccontato con una meravigliosa lucidità emotiva, con un pathos del tutto particolare.

Pamela Villoresi – Maria Coppi, quasi “attrice non protagonista” della propria esistenza, è stata interpretata da una tenerissima Pamela Villoresi. Con le sue gambe forti e toniche di sportiva, Pamela Villoresi ha pedalato per il suo Coppi: la sua è stata un’interpretazione che coinvolge emotivamente per forza di cose. Alla fine dello spettacolo, nel suo camerino, Pamela Villoresi era reduce dalla lunga pedalata; era sudata e sembrava brillare, sorrideva con gli occhi ed era ancora più bella. Ha detto che le piacerebbe fare una piccola tournée seguendo le tappe del Giro d’Italia, ricordando che lo spettacolo è pensato anche e soprattutto per luoghi alternativi al teatro. Si parlava di “merito”, e si è colto l’occasione per chiedere all’attrice quale fosse la differenza, secondo lei, fra il concetto di merito di cui si parlava allora e quello con cui ci si riempie la bocca oggi. Pamela Villoresi è stata accorata e non retorica nella propria risposta: quella era l’Italia del merito, l’Italia in cui, come Coppi, bisognava diventare allenatori di se stessi. “Il criterio di oggi non è il merito.”, ha detto l’attrice, che ha ricordato come sarebbe bello tirare su quest’Italia dalla deriva riflettendo sul fatto che ai tempi di Coppi il Bel Paese fu ricostruito dopo il più tragico degli eventi: la Seconda Guerra Mondiale.

Martina Cesaretti