Siria, preghiere del venerdì finite nel sangue. Medvedev: Assad faccia le riforme o lasci

Rimane alto il livello della tensione in Siria. Nel paese, da tempo al centro delle proteste contro il governo guidato dal presidente Bashar al-Assad, continuano le proteste di chi desidera un cambiamento ma con esse, di pari passo, proseguono anche le azioni repressive da parte delle forze di sicurezza al servizio di Assad.
Nella giornata di ieri sono state registrate otto uccisioni: tutti manifestanti venuti in contatto con le forze dell’ordine, subito dopo le consuete preghiere del venerdì.
Gli scontri hanno avuto luogo nelle città di Damasco e Homs.
L’agenzia Reuters riportando le parole del capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, Rami Abdel-Rahman, scrive che “tre persone sono state uccise a Douma, quartiere di Damasco, una a Zabadani vicino al confine con il Libano e quattro a Bab Sbaa, distretto di Homs, città della Siria centrale, dove le truppe siriane hanno combattuto la scorsa settimana con i disertori dell’esercito e i membri delle tribù armati”. Stando alla stessa fonte, ci sarebbero stati anche venticinque feriti.

Polemiche con la Russia – I manifestanti siriani hanno mostrato diversi cartelloni dove viene criticato l’atteggiamento della Russia e della Cina, colpevoli di aver posto il proprio veto alla risoluzione dell’Onu che puntava a fare pressioni sulla repressione che il governo di Assad sta portando avanti da mesi.
Sulla vicenda è intervenuto il presidente russo Medvedev che, all’agenzia di stampa statale Ria, ha dichiarato: “Stiamo utilizzando i nostri canali e stiamo lavorando attivamente con la leadership siriana. Stiamo chiedendo alla leadership siriana di mettere in pratica le riforme necessarie. Se la leadership siriana è incapace di applicare queste riforme, dovrebbe andarsene, ma questa decisione non dovrebbe essere presa all’interno della Nato o in alcuni paesi europei, dovrebbe essere presa dal popolo siriano e dalla stessa leadership siriana”.

Nella foto: A sinistra il presidente Medvedev, a destra quello siriano Assad.

S. O.