Africa: albini perseguitati e uccisi

Albini: demoni e salvatori. Stephane Ebongue è un giornalista del Camerun, rifugiato politico in Italia, perché perseguitato nel suo Paese in quanto albino. I suoi genitori e due dei suoi fratelli sono neri, mentre Stephane e un suo fratello, scomparso da 15 anni, sono albini. Il cadavere del fratello non è mai stato ritrovato, ma questo è del tutto “normale” se si considera che, in Camerun, quando si ammazza un albino, tutte le parti del suo corpo vengono utilizzate dagli stregoni per preparare “filtri magici”. Stephane racconta «Siamo considerati una razza inferiore, ma al tempo stesso si crede che le parti del nostro corpo abbiano virtù terapeutiche. Siamo demoni ma anche potenziali salvatori». In Camerun ci sono pressappoco duemila persone albine. La loro “colpa”  è quella di essere pochi bianchi fra i neri. Non si può camminare tranquillamente per le strade, in ogni momento si può essere insultati e aggrediti o, addirittura, rapiti nel buio della notte.

 Tra superstizione e leggenda. Sebbene spesso la classe dirigente africana si formi in Europa, «le superstizioni restano e anche negli anni 2000 c’è chi, in Camerun ma anche in Tanzania,  continua  a pensare che un rito propiziatorio compiuto con una pozione preparata con la pelle, le unghie o gli organi genitali degli albini serva a sconfiggere gli avversari». Stephane racconta la storia che è alla base della persecuzione degli albini; la leggenda di un vulcano del suo Paese che «si chiama Epassamoto, che significa mezza persona, perché è ritenuto mezzo uomo e mezzo animale. Le credenze popolari dicono che in quel monte ci sia Dio e quando il vulcano è in attività è perché quel Dio è arrabbiato. Per placare la sua ira si pensa che sia necessario il sangue degli albini. Per noi comincia l’angoscia, la notte diventa pericolosa». L’ultima eruzione risale a cinque anni fa e fu allora che Stephane decise di scappare, prendendo una nave diretta a Genova, per scampare alla caccia agli albini.

 Aiutare gli albini. Adesso Stephane vive vicino a Torino, dove insegna italiano ai profughi e continua a scrivere. Da qui parla del suo generoso progetto, raccogliere fondi per aiutare i ragazzi albini a studiare: «Voglio che a Duala, la mia città, nasca una biblioteca per albini; siamo ipovedenti perché abbiamo occhi delicatissimi, per noi seguire le lezioni è molto difficile. Con i video-ingranditori la vita  cambia, i caratteri si ingrandiscono e si può leggere e studiare, andare all’Università. Io sono riuscito a farlo ma per molti non c’è alcuna chance. Quelli come me non possono lavorare nei campi perché la nostra  pelle non sopporta il sole, non possono studiare perché sono quasi ciechi (…) Vorrei tornare al mio Paese a fine anno con questo regalo per loro (…) Tutto, soldi, ma anche creme ed ombrelli,  possono servire a renderci la vita più facile. Prima o poi la mentalità dovrà cambiare, prima o poi questa storia finirà e sarebbe molto bello se gli albini potessero tornare ad essere uomini liberi».  

Cambiare politica, cambiare mentalità. Bisogna considerare però, un fattore decisivo. Se il Camerun non cambia linea politica, difficilmente cambierà il modo di pensare. Stephane racconta che proprio nei prossimi giorni ci saranno le elezioni nel suo Stato, «Il presidente Paul Biya, un quasi ottantenne che governa il Paese dal 1982, sarà probabilmente riconfermato e ancora una volta gli albini del mio Paese tremeranno di paura, saranno braccati di notte e sacrificati».

 Giovanna Fraccalvieri