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Alfano all’Udc: Accantonare il premier? Mai

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I “corteggiamenti” del Pdl all’Udc di Pier Ferdinando Casini potrebbero già subire una brusca manovra di arresto. A ostacolare l’intesa tra i due schieramenti, infatti, è intervenuta quella conditio sine qua non i centristi minacciano di sbattere la porta in faccia ai berlusconiani, salmodiando che senza il famoso “passo indietro” del premier è impossibile ipotizzare la realizzazione di una collaborazione. Alle pretese dei casiniani ha risposto ieri il segretario del Pdl, Angelino Alfano: “La condizione che ci viene posta, e cioè quella di accantonare Berlusconi – ha tagliato corto – è una condizione che ritengo impraticabile e ingiusta”.

Alfano dice no alle condizioni capestro – Mettiamola così: il disegno globale coincide, ma le metodologie no. Tra il Pdl e l’Udc esiste una “vicinanza” strettamente teorica, che riconosce nella realizzazione di un grande movimento popolare italiano l’obiettivo finale da centrare. Ma sulla strada da percorrere per fare goal, le opinioni appaiono inconciliabili. Alla pressante richiesta dei centristi che fino a ieri hanno ribadito la necessità di affidare il governo del Paese a una persona differente da Silvio Berlusconi, ha risposto chiaramente il segretario del Pdl, Angelino Alfano. “La condizione che mi viene posta, e cioè ‘accantonate Berlusconi e noi siamo pronti’, è impraticabile e ingiusta – ha spiegato l’ex ministro, intervenendo ieri alla kermesse politica organizzata a Saint Vincent dal collega Gianfranco Rotondi – Io lavoro per un percorso di allargamento dell’area moderata senza condizioni capestro”.

Cesa e il governo fallimentare – “Il bipolarismo è una conquista di Berlusconi – ha continuato Alfano – e chi vince governa, chi perde va all’opposizione. Ogni cosa che non va in questa direzione è un trucco a cui noi diremo sempre di no”. Parole risolute, che il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha voluto commentare così: “Con tutto il rispetto per Alfano, una buona politica impone prima di tutto serietà: non esiste l’ipotesi di una collaborazione credibile tra chi oggi sostiene questo governo e chi invece, come noi, lo ritiene fallimentare”. Insomma, le distanze tra il Pdl e l’Udc appaiono ancora troppo vistose per ipotizzare una tempestiva alleanza, capace di irrobustire la tenuta dell’attuale maggioranza in Aula.

Legge elettorale da cambiare – Ma il segretario del Pdl ha ieri affrontato tutti i nodi centrali dell’agenda politica, intrattenendosi anche sul capitolo legge elettorale: “Occorre restituire ai cittadini il diritto di scelta dei parlamentari unendolo a quello di scelta del premier – ha spiegato – perché se togliamo ai cittadini il diritto di scegliere il premier nel momento in cui gli diamo quello di scelta dei parlamentari li truffiamo”. E sui rumors che raccontano di un partito sempre più disintegrato, con la fronda degli “scojolani” (e dei “pisaniani”) sul piede di guerra: “C’è un eccesso di enfasi sull’ipotesi di divisioni interne al Pdl – ha minimizzato l’ex ministro – Quando nel Pdl non ci sono discussioni di noi si dice che siamo una caserma, quando si discute si dice che al nostro interno c’è il caos. I giornali non riescono a trovare una via di mezzo, ma – ha concluso Alfano – non riusciranno a farci litigare”.

Maria Saporito