Studente iraniano frustato 74 volte per aver insultato il presidente Ahmadinejad

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:37

La condanna. Peyman Aref, uno studente di scienze politiche all’Università di Tehran, è stato condannato nel marzo 2010 a un anno di carcere dopo essere stato giudicato colpevole di propaganda contro il regime e per aver denunciato ai media stranieri la situazione politica dell’Iran oggi. Aref, che oltre ad essere uno studente è anche un attivista per i diritti umani, nonché giornalista, inizialmente è stato arrestato per aver contestato le elezioni presidenziali in Iran nel 2009; successivamente,  è stato condannato anche a 74 frustate per  aver scritto una lettera di “insulto” ad Ahmadinejad.  Inoltre, il giovane attivista, ha subito un divieto a vita a lavorare come giornalista o ad appartenere a  qualsiasi partito politico.

La flagellazione. La sua reclusione si è conclusa Domenica ma, alcune ore prima del suo rilascio dalla famigerata prigione Evin di Teheran, fu annunciata ad Aref la sua prossima flagellazione. Una guardia carceraria, a volto coperto, ha effettuato la fustigazione in presenza della moglie di Aref e di funzionari della magistratura iraniana. Le foto scattate dopo la sua liberazione mostrano  la sua schiena insanguinata coperta di ferite.

Le dichiarazioni di Aref. Parlando al sito Rahesabz, Aref ha detto dopo la sua liberazione: «Ogni volta che Ahmadinejad si rivolge agli altri Stati decanta l’Iran come il Paese più libero del mondo, ma io sono stato brutalmente picchiato nel mio Paese per averlo insultato».  Ha aggiunto: «Il mio “crimine” è che ho scritto una lettera aperta ad Ahmadinejad ricordandogli  quello che ha fatto nelle università». In una lettera al presidente durante la sua campagna elettorale 2009, Aref aveva attaccato Ahmadinejad per il giro di vite sugli studenti che erano stati politicamente attivi presso le università e per aver impedito loro di continuare gli studi.

Il web insorge. La comunità online iraniana ha reagito con choc alla flagellazione  di Aref  e ha deciso di denunciare l’accaduto facendo circolare le foto della sua schiena coperta di sangue sui blog e i socialnetwork.  Secondo la testimonianza di un giornalista che ha chiesto di restare nell’anonimato «Di solito gli attivisti politici vengono condannati alla flagellazione perché accusati di dissacrare l’islam o i profeti, ma la flagellazione di Aref per aver insultato Ahmadinejad è scioccante e senza precedenti».

Giovanna Fraccalvieri

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