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Viaggio della memoria, Polverini: Gaj Tachè non deve essere dimenticato

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È iniziato da una visita all’ex ghetto e al quartiere ebraico di Cracovia il Viaggio della Memoria della Regione Lazio, guidato dalla governatrice Renata Polverini, che insieme agli assessori alla Cultura e alla Scuola, Fabiana Santini e Gabriella Sentinelli, ha portato anche questo anno decine di giovani a vedere di persona i luoghi simbolo della barbarie nazista.

Per non dimenticare – A guidare i giovani nei luoghi della memoria il direttore del museo della Shoah Marcello Pezzetti e il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Durante la visita, Polverini ha anche ricordato l’attentato alla Sinagoga di Roma, realizzato il 9 ottobre 1982 da un comando palestinese, durante il quale una decina di terroristi prima lanciarono delle granate e poi cominciarono a mitragliare sulla folla. L’attentato causò la morte Stefano Gaj Taché, un bambino di soli due anni, ed il ferimento di 37 persone. «Stefano Gaj Tachè non deve essere dimenticato. Sosteniamo e condividiamo l’appello del fratello che chiede giustizia a 29 anni da quell’attentato in cui a soli due anni Gaj Tachè fu ucciso. L’innocenza violata di quel bambino non può restare impunita e mi auguro che da parte delle autorità competenti ci sia la volontà di ascoltare il grido di dolore che oggi nell’anniversario dell’attentato la famiglia ha lanciato». Questo il commento della presidente della Regione Lazio Renata Polverini, che ha dato seguito alla richiesta del fratello di Stefano Gaj Tachè, il quale, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, ha rivendicato che il suo nome venga inserito tra quelli delle vittime ufficiali del terrorismo. «Questa è un’Italia che sta cercando di fare la quadra su tanti misteri e uno di questi è l’attentato alla Sinagoga di Roma anche alla luce di alcune rivelazioni che ci sono state questa estate». Lo ha detto il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, commentando l’intervista. «Lui – ha aggiunto – ha sempre voluto rimanere in silenzio, ma adesso ha voluto parlare. Al di là degli aspetti emotivi della vicenda – anche mio padre rimase gravemente ferito nell’attentato – c’è un aspetto politico. Credo, dunque, che il Governo debba rispondere. Chiediamo al ministro degli Esteri Frattini di chiedere l’extradizione di Al Zomar al nuovo comitato di Liberazione libico, per dare risposte al fratello di Stefano», ha concluso Pacifici. Degli attentatori di quel tragico 9 ottobre, infatti, ne venne individuato solo uno, arrestato in Grecia e successivamente estradato in Libia, nonostante la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia.

Francesca Theodosiu