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Romani tifa Alfano: La discontinuità è lui

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Se si chiede al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, un commento sugli attuali movimenti interni al Pdl, finirà per derubricare ogni cosa a semplice pettegolezzo giornalistico perché per lui il segno di “discontinuità” forsennatamente invocato da alcuni colleghi di partito (e non solo) è stato già dato e si chiama Angelino Alfano. E sulla ricetta da seguire per ristabilire i conti del Paese: “Dopo il rigore – ha tagliato corto Romani – bisogna avviare politiche per lo sviluppo“.

Romani fan di Angelino – “Alla richiesta di discontinuità la risposta è stata già data, ed è la scelta di Alfano segretario politico. Una scelta, qualcuno lo dimentica, ratificata dagli organismi di partito. Io sono un fortissimo sostenitore di Angelino, perché come tutti sentivo la necessità di una guida politica del Pdl come organismo che si confronta con altri partiti e al suo interno, in posizione che può anche essere autonoma”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro Paolo Romani ha tentato di minimizzare il peso dei presunti malumori all’interno del partito, rimarcando nel contempo il proprio apprezzamento per il neosegretario nazionale.

Sì alle primarie, no ai tagli – Per il responsabile dello Sviluppo economico, insomma, non ci sono motivi di preoccupazione: “Se Berlusconi deciderà di non ricandidarsi – ha continuato – si faranno le primarie, con regole certe e, mi auguro, con forte competizione. Perché chiunque le vincerà, e spero sia Alfano, sarà un candidato più forte se avrà combattuto una battaglia vera”. A destare maggiore apprensione è, piuttosto, la situazione economica. “Io e il ministro Matteoli – ha spiegato Romani – ci siamo mobilitati perché i tagli previsti avrebbero colpito in maniera pesantissima le infrastrutture, che sono fondamentali per dare benzina allo sviluppo. Abbiamo idee su come reperire altrove le risorse, così come le abbiamo sul modo per trovare fondi per il decreto Sviluppo. Ci stiamo confrontando – ha rimarcato il ministro – e lavoriamo in collegialità“.

Lo sviluppo dopo il rigore – E il suo giudizio sul chiacchieratissimo Giulio Tremonti? “Io non mi pongo il problema del carattere di Tizio o Caio – ha tagliato corto il responsabile dello Sviluppo economico – non mi interessano gli umori e i sentimenti, le polemiche e le emozioni. Io parlo di numeri e fatti concreti, non accetto discussioni su teoremi di carattere generale. Il dibattito deve essere sulle cose – ha insistito – Una cosa è certa: in tutti i Paesi, dopo il rigore, sono arrivate politiche per lo sviluppo fatte di piccoli e importanti cose come di provvedimenti pesanti che incidono anche economicamente. Così – ha concluso Paolo Romani – dovrà essere anche in Italia”.

Maria Saporito