Home Spettacolo Musica

Los Angeles, la difesa di Murray contrattacca: “Jackson ha assunto da solo il Propofol”

CONDIVIDI

La difesa di Murray contrattacca – Siamo a Los Angeles, processo per la morte di Michael Jackson contro il dottor Murray, accusato di omicidio colposo. E’ arrivato il momento della difesa, che passa ora al contrattacco. Cambiando la prima versione dei fatti offerta dallo stesso Murray, gli avvocati del medico hanno sostenuto che Michael avrebbe avuto tutto il tempo per somministrarsi da solo la dose letale di Propofol: secondo loro, il cantante sarebbe rimasto solo per un lasso di tempo maggiore di due minuti. In questo modo verrebbero ovviamente smontate le affermazioni del medico che effettuò l’autopsia, secondo il quale per Jackson sarebbe stato impossibile alzarsi e assumere il medicinale, nei due minuti nei quali il dottor Murray (secondo quanto da lui affermato), si era allontanato.

La testimonianza del cardiologo – A sostegno di tale tesi, durante la testimonianza del cardiologo Alon Steinberg, l’avvocato  Michael Flanagan ha chiesto a quest’ultimo di ipotizzare che invece di due minuti, Murray si sia assentato per “dieci… quindici… venti minuti…”. Il risultato ovviamente sarebbe quello auspicato: Michael Jackson avrebbe fatto tutto da sé. Resta però incontestabile la posizione del cardiologo riguardo il ritardato intervento, la scarsa professionalità e la poca affidabilità di Murray: Michael Jackson “poteva essere salvato” con delle cure appropriate e “Murray ha perso molto tempo prezioso”.

Il medico legale – Intanto il medico legale Christopher Rogers ha confermato che Michael Jackson è morto a seguito di “una grave intossicazione da Propofol”, anestetico che il dottor Murray ha dichiarato di aver somministrato a Jacko la mattina del suo decesso. E circa la tesi della difesa, il dottor Rogers ha detto che “le circostanze non possono dimostrare l’auto-somministrazione”, rifiutando in questo modo la tesi stessa. Michael non può aver causato la sua stessa morte.

C. T.