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Meredith, Patrick Lumumba ne è certo: Amanda Knox sta fingendo

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Dopo più di una settimana dal verdetto pronunciato dai giudici della Corte d’Appello di Perugia che ne hanno decretato l’innocenza, le cronache continuano a essere concentrate sul ritorno alla libertà di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i due accusati di essere gli autori – insieme a Rudy Guede, già condannato a sedici anni – dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese che venne ritrovata senza vita, e con il corpo martoriato, il 1° novembre del 2007.
Negli ultimi giorni, a commentare gli sviluppi della vicenda, è stato anche Patrick Lumumba, colui che in un primo momento venne accusato dalla Knox di essere il vero colpevole del delitto e che per questa diceria – per cui la cittadina americana è stata riconosciuta colpevole di calunnia – passò due settimane in carcere.

Finzioni – Lumumba, che è stato raggiunto telefonicamente in Polonia dalla testata inglese Daily Mail, non ha speso belle parole per Amanda, anzi si è detto sconcertato per la sentenza di secondo grado: “Sono furioso. Quando ho sentito il verdetto sono rimasto scioccato per la povera Meredith, ho sempre detto che Amanda è un’attrice fantastica e lo sarà sempre per me. Ho trascorso due settimane in carcere per qualcosa che non avevo fatto, solo perchè Amanda disse che ero l’assassino. Non dimenticherò mai il momento in cui la polizia mi portò via. Meredith è stata la prima vittima e io la seconda. A causa delle sue dichiarazioni ho perso il lavoro e ora non ho niente, solo la mia famiglia, che la cosa più importante per me”.
La delusione di Lumumba è percepibile anche quando riporta alla mente il comportamento del cappellano del carcere: “Quello che ho trovato sconvolgente è vedere il cappellano del carcere sostenere Amanda, dichiararne l’innocenza, ma mai incoraggiarla a chiedermi scusa. E la Chiesa insegna il perdono. Il cappellano ha detto che è ‘Amanda l’Angelo’, ma lei non mi ha mai chiesto scusa per quanto mi ha fatto. Le sue bugie non hanno colpito solo me, ma anche la mia famiglia, e dopo il mio arresto anche la mia attività lavorativa, perchè, sebbene ne fossi uscito pulito, i clienti non venivano più a causa della cattiva pubblicità”.

S. O.