Indignati: Roma devastata dalla violenza. E la protesta passa in secondo piano

Sono 45 i feriti trasportati in ospedale dopo gli scontri al corteo degli indignati a Roma, i più gravi un giovane che ha perso due dita e un poliziotto che ha riportato una frattura alla gamba. Non è un bilancio positivo quello della manifestazione, che ambiva ad essere pacifica, ma si è trasformata in guerriglia urbana e in violenza fine a se stessa, nella Capitale ostaggio degli ”incapucciati”. Unanime è arrivata la condanna agli atti di violenza che hanno caratterizzato la giornata di oggi e cristallizzato l’attenzione dei più. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha commentato attonito: ”I provocatori colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio e una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale. E’ indispensabile, a questo punto, una condanna corale e inequivocabile di ogni atto di violenza e un rigoroso isolamento dai movimenti di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”. Si legge, invece, su twitter, la reazione del leader dell’ Udc, Pierferdinando Casini: ”In una società libera e democratica gli indignati si ascoltano, i delinquenti si mettono in galera”. Di Pietro ha palesato i suoi dubbi circa la gestione della manifestazione: ”E’ gravissimo che frange di violenti abbiano potuto agire indisturbati. Bisognava fermarli prima perché nomi e cognomi sono ben noti. Vogliamo escludere che siano stati lasciati liberi di agire. Chiederemo al governo di riferire in aula su quanto accaduto”.

Assaltati i ministeri. I black bloc hanno cercato di irrompere nelle stanze del ministero della Difesa, lanciando bombe carta, rompendo vetri e assaltando gli uffici, fino ad incendiarne il tetto. Vittima della violenza indiscriminata anche la sede di varie banche e dell’ Agenzie delle Entrate. Gli incappucciati sono giunti fino a via Merulana dove hanno incendiato i cassonetti, per usarli a mò di barricate. I manifestanti ‘non-violenti’ hanno cercato di isolare queste schegge impazzite e deplorevoli al suono di ‘Fuori, fuori’, ma la situazione è precipitata nella violenza più becera, e come vittima la Capitale, i suoi negozi, e la sua povera gente. Lanci di bottiglie, bombe carta, pali sradicati e usati come degli arieti fatti-in-casa, sono i simboli di questo corteo, non le bandiere della pace o dei movimenti, non le istanze democratiche, non l’espressione del legittimo dissenso. Ciò che rimarrà, all’indomani della manifestazione dei giovani indignati, sarà un brutto ricordo.

Francesca D’ettorre