L’altra faccia della manifestazione: un corteo pacifico e colorato

Mettiamola così: quello che è successo ieri a Roma è di una gravità inaudita. Una pagina che avremmo volentieri fatto a meno di scrivere e di raccontare, ma che proprio in virtù di una cronaca che deve essere puntuale ed esaustiva, vogliamo completare con quanto successo dall’altra parte della città. Sia ben chiaro: non si intende qui ignorare o minimizzare la violenza che va denunciata senza tentennamento alcuno, ma solo tributare alle tantissime persone che sono ieri scese per strada – e che hanno deciso di non piegarsi alla furia dei “black bloc” – il giusto riconoscimento per quanto fatto e sostenuto.

Per una cronaca esaustiva – A spingerci è un’urgenza meramente giornalistica: sappiamo bene che “bad news are good news” (ovvero che a fare gola sono sempre le cattive notizie, meglio se sfociano in atti efferati), ma una cronaca non parziale deve provvedere  a fornire il quadro nella sua interezza, evitando di inciampare in grossolane dimenticanze. Così, senza recriminare nulla ai tantissimi colleghi che hanno giustamente posto l’accento sugli scontri che hanno devastato piazza San Giovanni e le zone limitrofe, scriveremo qui di quanto accaduto altrove, per le strade di una Capitale invasa dai manifestanti pacifici. Indignati e civili.

Le tante anime del corteo – Alle ore 14,00 piazza della Repubblica sembrava un grande puzzle colorato. Il piacevole sole romano rendeva più brillanti le tinte dei tanti movimenti giunti per dare il via alla manifestazione. Fare un elenco sarebbe impossibile: dai sindacati di base all’unione degli studenti, dai precari al Popolo viola. E poi i movimenti spontanei dei cittadini, i centri sociali, i No-Tav, i cassintegrati dell’Asinara, i pensionati, la Fiom-Cgil, i terremotati dell’Aquila, gli Anarchici, i ragazzi del Teatro Valle Occupato in tandem con quelli dell’ex Cinema Palazzo di Roma e con i rappresentanti del Teatro Marinoni Occupato di Venezia. Una galassia incontenibile, un patchwork di partecipazione attiva smaniosa di urlare e prendersi la città (in maniera pacifica, s’intende).

Il corteo non si ferma – Non mancano le bandiere dei partiti (Sel e Rifondazione Comunista) e i “black bloc”, che sin dal primo raduno in piazza Repubblica sono facilmente individuabili, se non altro perché costituiscono la parte più scura (e minacciosa) di quell’immaginario puzzle umano. Il corteo parte e raggiunge via Cavour, il gruppo degli “incappucciati” si fa strada e si mescola  ai manifestanti pacifici, poi quando si compatta dà il via alla violenza e alla devastazione. E mentre s’insinua nel cuore della città, riversandosi e sfigurando via Labicana e piazza San Giovanni, il resto del corteo continua a sfilare. Ai piedi del Colosseo è necessario deviare il percorso e così il camion degli studenti universitari e quello del Teatro Valle Occupato (gli ultimi partiti da piazza della Repubblica) decidono di proseguire verso il Circo Massimo. Li raggiungeranno gli altri manifestanti “scampati” agli scontri tra i black bloc e le forze dell’ordine, con i quali arriveranno prima a San Lorenzo e poi all’Università La Sapienza.

Il giusto riconoscimento – Gli indignati pacifici hanno, insomma, scelto di non piegarsi alla violenza e all’ottusità. Hanno scelto di non permettere ai facinorosi di rubare e sporcare la loro protesta e soltanto in tarda serata hanno depositato i cartelli e spento i motori dei loro coloratissimi camion per tornare a casa. Con il cuore pesante per gli scontri consumatisi poco lontano da loro e un pensiero a quanti sono rimasti “ostaggio” della guerriglia urbana, ma con la mente più libera e leggera. E con la consapevolezza di saper protestare e di non voler più tacere. Alla loro tenacia e alla loro lezione di intelligenza partecipativa ci sembrava doveroso tributare un riconoscimento.

Maria Saporito