Steve Jobs poteva salvarsi

Steve Jobs poteva salvarsi – A dieci giorni dalla sua scomparsa prematura, Steve Jobs continua a far parlare di sé. Il tumore al pancreas che ha spezzato la sua vita, lasciando in lacrime tutti coloro che consideravano il co-fondatore della Apple come simbolo di un uomo nuovo, capace di sconvolgere con le sue innovazioni tecnologiche il mondo intero, poteva essere curato. Ad affermarlo è stato Ramzi Amri, oncologo e ricercatore della Harvard Medical School, in un suo intervenuto sul forum interdisciplinare “Quora”.  La diagnosi di Ramzi Amri sulla malattia di Jobs era chiara: si trattava di un tumore neuroendocrino che poteva essere facilmente asportato facendo ricorso alla chirurgia tradizionale. Il medico di Harvard, che da oltre un anno conduce delle ricerche sullo stesso tipo di neoplasia che ha colpito il re della Apple, ha inoltre affermato che il 100% dei pazienti colpiti da una calcinoma neuroendocrino (lo stesso che ha condotto alla morte Jobs) sopravvivono, in quanto, grazie ai nuovi macchinari ed ai progressi della scienza medica moderna, questo tumore non è più catalogato fra quelli mortali.

Scelte sbagliate – Lo scetticismo circa il ricorso alla chirurgia del gigante dell’informatica statunitense, che sapeva di esser malato già dal novembre 2003, lo ha indotto a rifiutare le cure mediche tradizionali a favore di trattamenti di medicina alternativa. Secondo il luminare di Harvard, la diffusione del cancro è  stata diretta conseguenza della scelta sbagliata di Jobs di rifiutare l’intervento chirurgico. Una scelta che avrebbe quindi portato lo spietato e geniale guru di Apple alla precoce scomparsa di qualche giorno fa.

 

Maria Rosa Tamborrino