Intercettazioni shock fra Berlusconi e Lavitola

Dalle intercettazioni – Dall’inchiesta della procura di Pescara sul processo per i fondi pubblici all’Avanti, che vede come protagonisti il premier Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, all’epoca direttore del quotidiano chiamato in causa, oggi latitante,  vengono fuori nuovi risvolti e nuove intercettazioni, pubblicate sulle prime pagine di Repubblica, destinate senza ombra di dubbio a destare molto scalpore. È l’ottobre del 2009 (precisamente le chiamate sono da collocare tra il 20 e il 30 ottobre). Il Premier è alle prese con la questione dei fondi all’editoria dopo aver subìto una sonora batosta con il Lodo Alfano, pochi giorni prima giudicato dal Parlamento come incostituzionale. Il Cavaliere, stanco e frustato, sfoga la sua insoddisfazione al telefono con Lavitola . “Siamo in una situazione per cui o io lascio oppure faccio la rivoluzione, ma vera…Portiamo in piazza milioni di persone, cacciamo fuori il Palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è alternativa”.  Dalle intercettazioni emerge dunque da un lato un Berlusconi diviso, che vede davanti a sé solo due possibilità: o il sogno di una rivoluzione o l’addio alla sua carriera politica, e dall’altro un Valter Lavitola nelle vesti di confessore e al tempo stesso mitigatore dell’animo in subbuglio del Premier.

Il Quirinale e la Consulta – Nelle telefonate intercettate anche le parole di Berlusconi su Giorgio Napolitano – “poi quando in Parlamento decidono qualcosa che alla sinistra non va, interviene il Presidente della Repubblica che intanto non te la fa fare prima, come quella delle intercettazioni, – e sulla Corte Costituzionale – e poi passa tutto alla Consulta, che hanno occupato, e con undici giudici la bocciano”.  La telefonata che emerge dagli atti del processo per l’inchiesta di Pescara è stata pubblicata per intero (grazie anche al supporto audio) da Repubblica, assieme ad altre telefonate dello stesso Lavitola con la segretaria di Berlusconi, Marinella Brambilla.

Maria Rosa Tamborrino