Mistero: il club dei 27 , maledizione o leggenda?

Mistero club dei 27 – La puntata di Domenica 16 Ottobre di Mistero si è concentrata su una delle cosiddette leggende metropolitane più in voga negli ultimi mesi: l’esistenza del Club dei 27.  Jim Morrison, Jimmi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain e Amy Winehouse, tutti morti all’età di 27 anni. A Mistero ha analizzato la storia del “club dei27” dietro cui, secondo alcuni, si nasconde una vera e propria maledizione: persone morte giovanissime e in circostanze strane. La morte di Amy Winehouse, la più recente in ordine di tempo, avvenuta proprio all’età di 27 anni, ha incrementato la curiosità intorno a questo presunto club. Si nasconde dunque un vero e proprio mistero dietro a questo circolo ristretto che raccoglie le star morte in circostanze misteriose?

 

La maledizione delle star – Il criterio d’inclusione degli artisti che sono morti all’età di 27 anni è tuttora oggetto di dibattito. Mentre le inclusioni che fecero parlare per la prima volta di “Club” (Morrison, Hnedrix, Jones, Joplin), furono dovute alla vicinanza e alla risonanza mediatica che questi decessi ebbero, così non è stato in seguito. Passato l’impeto per la creazione del “Club 27” nei 2 anni in cui avvennero le 4 morti sopracitate (tra il 1969 e il 1971), negli anni successivi molti altri artisti sono stati da più parti inclusi in questo club ideale, in casi di persone note a livello internazionale nel campo dell’arte e la cui morte (a 27 anni) fosse stata non naturale. Molti vennero idealmente inclusi nel gruppo, ma mai “pienamente” inseriti, con una sola eccezione: Kurt Cobain, scomparso nel 1994, entrò come membro a pieno titolo del “Club 27”.  Tra l’altro secondo quando riportato nella biografia di Cobain, la sorella dichiarò che da piccolo Kurt aveva espresso la volontà di entrare nel club.

Ultima entrata Amy Winehouse – Le morti degli appartenenti al Club si sono verificate tutte in circostanze misteriose, anche se la storia ha poi chiarito che si è spesso trattato di episodi di overdose, legati alle condotte sregolate che spesso segnano le esistenze delle rockstar. Non è invece ancora del tutto chiara la causa della morte della Winehouse, anche se l’autopsia non ha rilevato nel suo sangue tracce di droghe, mentre ha confermato la presenza di alcool. La maledizione sembra quindi esser legata alle scelte di vita che spesso condizionano dei ragazzi precocemente divenuti star, idoli di milioni di fan. Se negli anni ’70 però ancora il mondo non sapeva degli effetti devastanti dell’uso di sostanze stupefacenti, oggi questa realtà è nelle menti e nell’educazione dei ragazzi fin dall’età scolare. Proprio per questo potrebbe non essere un caso che gli iscritti di diritto al club dei 27, stiano drasticamente diminuendo. Segno che anche le maledizioni possono essere spezzate.

 

Silvia Aresi